Si è conclusa il 2 dicembre scorso l’edizione 2001 di Alberobello Fotografia, quest’anno incentrata sul primo Forum della fotografia italiana. Alla manifestazione hanno aderito qualificati operatori del settore, che si sono riuniti nell’intento di favorire la conoscenza delle singole realtà esistenti nel settore e lo scambio di progetti. A margine degli incontri che si sono svolti tra Bari ed Alberobello dal 16 al 19 novembre, sono state presentate diverse mostre in rappresentanza di alcune delle istituzioni partecipanti al forum. E’ il caso della collettiva proposta dalla Fondazione Italiana per la Fotografia, che ha esposto presso il Museo del Trullo Sovrano una serie di immagini d’epoca facenti parte della collezione Brescacin. Presso la Galleria Comunale, la Fondazione Studio Marangoni ha presentato le ricerche sviluppate nel corso degli anni dagli stessi insegnanti dell’istituto.
Come ogni anno l’Associazione Nicephore Niepce, organizzatrice dell’evento, porge un punto di vista sul territorio che ormai da tempo ospita la rassegna. L’appuntamento al Museo del Territorio è diventato il pretesto per creare una complicità tra il luogo e la fotografia, che si è concretizzato in “Una foto per Alberobello”. La collettiva ha visto impegnati trenta fotografi, chiamati a contribuire con un singolo scatto a creare un originale punto di vista sulla cittadina.
Il vincitore del premio Alberobello Fotografia 2000, Silvio Canini, ha esposto il suo lavoro “Spiagge” presso la Casa della Cultura. Le sue fotografie sono delle panoramiche di grandi dimensioni ottenute accostando singoli fotogrammi che con gradualità sfumano l’uno nell’altro. Canini crea delle “macrosituazioni” di vita balneare in cui regna la confusione visiva, e in cui si percepisce la presenza di una massificazione, che è resa attraverso una ripetizione ossessiva dei gesti e dei luoghi.
Di tutt’altro stile la personale di Carmelo Bongiorno, presentata dal Centro Culturale San Fedele Arte di Milano presso la Galleria Casa D’amore. “Bagliori“ nasce da una particolare esperienza percettiva che l’autore amava ricercare quando era bambino. Bongiorno fornisce nella mostra una scheda di presentazione, in cui consegna all’osservatore le coordinate per la visione.
In uno stile da classico reportage “Attraverso il Tibet” di Manuela Metelli, le cui immagini si concentrano sulla popolazione del luogo. Dai ritratti emerge la complicità con la gente e la voglia di restituire, ad una terra martoriata da anni di dominazione, la sua ricchezza interiore. Le immagini sono composte con toni delicati e partecipi, lontani dal linguaggio spesso stridulo del reportage attuale.
Raffaella Arena, Claudio Valerio
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