La mostra di Helmut Newton allestita a Villa Impero, a Bologna, dalla Galleria Photology, e che sta per concludersi, ha riscosso, secondo le aspettative, un grande successo di pubblico, bissando quello di “100 al 2000: il secolo della fotoarte”. Questa volta, però, invece di esserci un libro fotografico a corredo dell’esposizione, è avvenuto il contrario. Il volume è il ponderosissimo “Sumo”, di cui molto si è già parlato; le opere esposte in occasione della sua presentazione in Italia sono 45 stampe del fotografo tedesco, appartenenti a una selezione di quelle prodotte fino al 1984. La lussuosità del luogo, bisogna dire, si sposa perfettamente all’evento, e non sarebbe difficile immaginare Newton al lavoro in questi ambienti. Venendo alle immagini proposte, esse ci mostrano gli anni in cui Helmut Newton è diventato colui che tutti conosciamo. Le prime appartengono alla fine degli anni Sessanta – primi Settanta, e sono ritratti molto classici, in cui tuttavia la capacità di Newton di costruire un personaggio è già massima, grazie anche a una decennale esperienza a Parigi con le più prestigiose riviste di moda. Negli anni Settanta lo stile provocatorio di Newton prende forma e si impone. Inizia a fotografare corpi nudi in ambienti trasudanti lussuria, poi sarà lui stesso a riuscire a rendere lussuriosi locali minimalisti e persino bagni pubblici. Newton fa di questi luoghi il suo studio, e con grande maestria nell’uso della luce li rende ai nostri occhi estremamente naturali. Ciò che di Newton forse colpisce di più è l’immagine della donna che ha saputo costruire. In “Donna che esamina un uomo”, scattata a St. Tropez nel 1975, lo sguardo dominatore, la posa aggressiva, sono quelli che ritroviamo anche nelle sue più note icone successive. In esse l’uomo che ne è oggetto, di cui qui si vedono la schiena e le gambe, scompare dalla scena, perché diventa lo spettatore stesso. Le donne di Newton sono sempre le reggitrici del gioco, anche in catene, al guinzaglio, o ingessate, come Jenny Captain in uno scatto del ’77 che ci ricorda una delle più famose e significative commedie degli anni Ottanta, “Una donna in carriera” con Sigourney Weaver (peraltro fotografata tantissimo da Newton). Osservando anche queste poche immagini, per rispondere alla domanda se Helmut Newton sia un’artista non c’è dunque bisogno di citare le sue retrospettive svoltesi in templi dell’arte, o la nomina a “Cavaliere delle Arti” offertagli dalla Repubblica francese. Helmut Newton è un artista perché, soprattutto tramite le riviste per cui coscientemente, in primo luogo, ha prodotto, ha contribuito al volto di un epoca: chi può dire, ora che abbiamo il beneficio della distanza, che l’immagine degli anni Ottanta senza di lui sarebbe la stessa?
Per saperne di più:
Photology
Bologna 2000
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