Di Francesca Vitale abbiamo già avuto modo di parlarne altre volte. E’ probabilmente una delle più attive fotografe romane legate alla fotografia contemporanea, alla costante ricerca di nuove modalità espressive.
La mostra è presentata nella galleria “Al Ferro di Cavallo” spazio sottostante l’omonima libreria specializzata il libri d’arte e fotografia. L’ambiente espositivo non è grande, ma godibile e di discreto fascino.
Delle due serie presentate (“Muffe” e “Wunderkammer” o stanze delle meraviglie) quella che evidenzia maggiormente il percorso della Vitale è sicuramente “Muffe”.
Sono sostanzialmente immagini di frutti marcescenti, nature morte racchiuse in contenitori di plexiglass. Le foto sono contorte, accartocciate, quasi a rimarcare ancora di più la sensazione di scarto, ed è sicuramente questa la caratteristica dell’esposizione che ho maggiormente apprezzato.
Francesca si muove al limite, esce dai contesti tradizionali, dove la fotografia è sostanzialmente bidimensionale, e da corpo alle foto varcando quella soglia che le separa dalle altre forme di d’arte.
Questo pone un problema d’identificazione, di cui abbiamo parlato anche con Outlook (manifestazione di cui era organizzatrice), circa il reale significato d’essere fotografo che, probabilmente, nel rispetto di una visione collettiva diventa restrittivo.
Se da una parte è ormai assodata l’esistenza di una fotografia contemporanea, che ha abbandonato da tempo una visione troppo reale della “realtà”, dall’altra sono sempre maggiori le “incursioni” di autori di chiara matrice fotografica in ambiti ancora non del tutto esplorati , che sono il terreno ideale per sperimentare modalità comunicative di nuova matrice.
La mostra è completata da due poesie di Marco Giovenale, dal ciclo “Ossidiane”, e una installazione sonora di Luca Conti, intitolata “Ab-Zu”
Maurizio Chelucci
mostra vista il 6.10.01
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