Che fine fanno le immagini che quotidianamente i reporter realizzano nel corso della propria attività professionale? Sembra una domanda banale ma il rischio che questi archivi nel tempo vengano dimenticati o, peggio ancora, perduti rappresenta uno dei principali problemi che istituzioni pubbliche o private si pongono. Nasce quindi l’esigenza di tutelare l’immenso patrimonio fotografico di cui disponiamo, che è parte della nostra memoria storica, investendo su di esso tempo e denaro.
In Italia, purtroppo, sono ancora poche le istituzioni pubbliche che hanno come fine quello della catalogazione ed archiviazione delle immagini, e i fondi a loro disposizione sono spesso esigui.
Ed è proprio per sottolineare l’importanza che riveste la conservazione dei materiali fotodocumentari che nasce questa mostra organizzata Archivi & Multimedia con la collaborazione dell’associazione ProMemoria-Immagini del Novecento .
150 immagini che mettono in risalto il lavoro dei fotografi romani, reporter o paparazzi, che hanno dato vita a quella che si può chiamare la “scuola fotografica romana”. Una “scuola” che negli ultimi due anni è stata rivalutata e proposta, attraverso i suoi interpreti, in diverse manifestazioni fotografiche nazionali.
Roma è quindi rappresentata nei suoi momenti più importanti del dopoguerra, passando per il periodo d’oro dei vitelloni e paparazzi fino alle manifestazioni politiche degli anni ’70 ed ’80 in un’alternanza di immagini spesso ironiche o irriverenti.
Tante di queste immagini fanno parte della nostra cultura “visiva”, come quella di Moro ritrovato morto in via Caetani o gli spogliarelli al Rugantino, altre sono meno famose ed è un piacere riscoprire momenti dimenticati del nostro passato. Un passato che viene rafforzato anche da numerosi “strumenti” di lavoro come macchine fotografiche, obiettivi e i mezzi di trasporto per eccellenza: la vespa e la lambretta.
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Maurizio Chelucci
mostra vista il 19.12.01
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