Nel suo lungo lavoro Schifano ha adottato vari procedimenti, varie tecniche, ma tutti giocati sulla possibilità di rimanere a stretto contatto con l’esterno, con il ritmo veloce della vita reale. E in questo si è fatto assistere dalla velocità , dalla disciplina e dall’improvvisazione, dall’occasione e dall’ispirazione. In particolare, la televisione è stata la sua Musa ausiliaria, intesa come flusso continuo di immagini in grado di strutturarsi come vera e unica realtà totalizzante.
Le fotografie presentate da Antonio Colombo sono emblematiche di questo modo di operare, è un lavoro sintetico capace di portare dentro il linguaggio specifico dell’immagine una serie di istanze provenienti da altri universi linguistici e tecnici. Schifano è in qualche modo un artista da villaggio elettronico: nel chiuso del suo studio, attraverso i televisori, la polaroid e la cinepresa viaggia per il mondo con una velocità che il suo corpo non potrebbe mai raggiungere. E’ una sorta di nomade stanziale che usa sapientemente il sistema di informazione.
Con la sua particolare sensibilità multimediale Schifano fotografa immagini di ogni tipo trasmesse dalla televisione, o meglio dai televisori sempre accesi nel suo studio, preleva e rifonda l’immagine con un’operazione di shakeraggio tra fotografia e pittura. Lavora, come sempre, con immediatezza e velocità . La foto passa attraverso la sua manualità pittorica e viene “griffata”, fermata nel tempo. Il risultato è un’immagine nuova che contiene tutti gli accidenti quotidiani di una lingua istantanea, flessibile, frammentaria e sintetica come quella televisiva, utilizzata e rivisitata da Schifano in modo che il figurativo diventa astratto e l’astratto allusivo, senza moralismi o perbenismi di sorta. Sono opere fatte di personaggi, dinosauri, bambini, palme, case, cuori, alti prelati, continenti, segnali orari, ragni, donne, folle, animali, sesso, paesaggi e biciclette.
La forza di questo lavoro di Schifano sta proprio nell’evidenza dell’immagine, nella sincerità e nell’emotività del segno veloce, nella forma artificiale e ludica del colore, nella stramberia degli accostamenti, nell’uso di sequenze riguardanti la più normale vita quotidiana, nel rispetto dell’occasione e della circostanza esterna che determina gli accadimenti dell’esistenza.
In occasione della mostra verranno proiettati alcuni Spot simulati girati nel 1994 da Mario Schifano e Roberto Lucca Taroni.
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