Era il 6 ottobre quando il sindaco di Roma, Walter Veltroni, inaugurando la mostra “11 09 01 – New York, Washington, Pittsburgh. Immagini di un giorno che ha cambiato il mondo” manifestava la volontà di destinare spazi dedicati all’arte per iniziative finalizzate a “non dimenticare”. Non dimenticare i drammi, le guerre, le storie di singoli e di molti che, nel gioco delle parti, sono spesso vittime e carnefici.
Poche, ma sempre troppe, le nazioni che vivono da anni in un clima di instabilità politica dove la guerra è il quotidiano: si nasce in guerra, si cresce in guerra… si muore in guerra. Questo è anche L’Afganistan!
Ed è questa la realtà rappresentata in mostra, da una parte “la storia recente” e nell’altra sezione “gli ultimi mesi della guerra”. E, a conferma dell’attualità del progetto presentato, del suo essere evento e “reportage museale” una delle immagini è addirittura del 10 dicembre (giusto il tempo di spedirla e farla ingrandire).
Parliamo con Alessandra Mauro, curatrice delle mostra, che ci conferma la voglia del Palazzo delle Esposizioni di essere sempre più presenti e svolgere non solo una funzione culturale nel senso classico, ma entrare nel sociale con eventi destinati a far riflettere. Far riflettere non per contenuti forti o sensazionalistici (per questo ci sono, purtroppo, i quotidiani) ma proprio per il fatto d’essere “mostra”. Essere mostra, lasciare allo spettatore la scelta dei tempi, permettere una sorta di ritiro mentale, immersione nel contesto per capire, comprendere.
Un esperimento già tentato con la mostra ’11 09 01′, particolarmente toccante sia per l’allestimento sia per il particolare momento emotivo che l’occidente stava passando. In questo caso, invece, la mostra è apparentemente più fredda, meno incisiva.
Sono immagini viste, straviste, che in questo contesto assumono nuova veste, nuova importanza. Insieme rappresentano un puzzle, che rende al visitatore, con semplicità, quale sia la vita in Afghanistan. Una vita dove la guerra è presente in ogni suo aspetto e fra il “prima 11 settembre” ed il dopo, l’unica differenza è data solo dalla presenza dei militari americani.
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Maurizio Chelucci
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