Il corpo come linguaggio

di - 19 Maggio 2011
Il Museo di Fotografia Contemporanea vale da solo una visita: la quiete di Villa Ghirlanda, i servizi della biblioteca e gli archivi rendono questo spazio alle porte di Milano piacevolmente accogliente. Vi si aggiunge ora l’attrattiva di una mostra affascinante, Il corpo come linguaggio – Anni Sessanta e Settanta, che con sapiente leggerezza accosta le opere di maestri della fotografia italiana e internazionale su uno dei temi fondativi di ogni gesto artistico, il corpo umano, circoscrivendolo in un’epoca che dell’espressione del corpo e delle sue valenze sociali e politiche ha fatto il proprio stendardo, gli anni Sessanta e Settanta.

Il titolo dell’esposizione riprende l’espressione del noto libro di Lea Vergine Body Art e storie simili. Il corpo come linguaggio, e si concentra proprio sulle differenti possibilità espressive del medium fisico. Attraverso l’obiettivo dei fotografi, il corpo parla e scopre, davanti a se stesso e allo spettatore, le molteplici lingue di cui è padrone: sensualità, ironia, tensione, gioco, eleganza, maschile e femminile, silenzio e grida.  La mostra, concentrandosi sui decenni dell’invenzione della minigonna e di Woodstock, si snoda felicemente attraverso i due nuclei principali del rapporto tra arte e società rispetto al corpo: libertà e consapevolezza.

Ecco dunque David Bailey (Londra, 1938) e Gabriele Basilico (Milano, 1944) – qui lontano dalle architetture e dai paesaggi che l’hanno reso celebre – insistere su elementi “applicati” al corpo in segno di ricerca della propria individualità e al tempo stesso di appartenenza, di status: i tatuaggi per Bailey, l’abbronzatura per Basilico, che ritrae i suoi soggetti non senza una forte vena ironica.

Con Eugenio Carmi (Genova, 1920), Carla Cerati (Bergamo, 1926) e Guido Guidi (Cesena, 1941) si entra nelle differenti sfumature della sensualità, e la nudità della donna si trasforma di volta in volta una tela, nell’oggetto di uno sguardo femminile e non più solo maschile, nella natura stessa o nell’intimità di interni quotidiani.

Il linguaggio della sperimentazione artistica è evidente invece nei lavori sul fotogramma di Floris Neusüss (Lennep, 1937) e nelle Polaroid di Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo, 1942).

La narrazione torna protagonista nelle storie silenziose di Christian Vogt (Basilea, 1946) e in quelle surreali e provocatorie di Les Krims (New York, 1942), uno degli inventori della “fotografia allestita”.

Si rifanno esplicitamente al teatro i ritratti di Maurizio Buscarino (Bergamo, 1944), che immortala l’intensità del movimento e fissa in un istante plastico tutta la forza espressiva dell’attore Francisco Copello, e i lavori di Gūnter Brus (Ardning, 1938), il cui obiettivo scruta il dramma e del corpo in atteggiamenti estremi.

Il linguaggio interiore viene infine esplorato nell’autoritratto in serie di Paola Mattioli (Milano, 1948), che apre all’interrogazione sull’io e sulla coscienza.

Dodici artisti per altrettante lingue, dunque, dove però l’immediatezza emozionale suscitata dalle opere sembra suggerire che il corpo costituisce una reale possibilità di linguaggio comune all’umanità, una sorta di esperanto visivo, imprescindibile e alla portata di tutti: per comprenderlo, basta osservarlo.

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Paola Mattioli Milano, Bel Vedere

a cura di giulia masperi

dal 25 marzo al 11 settembre 2011

Il corpo come linguaggio. Anni Sessanta e Settanta.

Autori: David Bailey, Gabriele Basilico, Günter Brus, Maurizio Buscarino, Eugenio Carmi, Carla Cerati, Paolo Gioli, Guido Guidi, Les Krims, Paola Mattioli, Floris Neusüss, Christian Vogt.

a cura di Roberta Valtorta

Museo di Fotografia Contemporanea

Villa Ghirlanda, via Frova 10, Cinisello Balsamo – Milano

Orario: da mercoledì a venerdì 15.00 – 19.00; sabato e domenica 11.00 – 19.00; chiuso lunedì e martedì.

Ingresso: gratuito

Info: tel. +39 02 6605661;

www.mufoco.org

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