Venezia Immagine – 3° Salone della Fotografia

di - 19 Marzo 2002

Nei giorni conclusivi delle mostre veneziane Suicide in Tokio di Araki e Da Guarene all’Etna 2002, gli spazi restanti del Padiglione Italia sono stati occupati dal terzo Salone della Fotografia, presentatosi al pubblico col sottotitolo Collezionismo e Mercato. Diretto da Flaminio Gualdoni, il proposito dichiarato è stato quello di concentrarsi sulla “questione della fotografia”, ovvero la centralità da essa assunta in quanto strumento linguistico nell’attuale ricerca artistica. Se tuttavia la fotografia è tornata grazie a ciò ad essere, come si sottolinea, “sicura di sé”, è da valutare se questo valga per tutti i suoi molteplici aspetti. La compresenza infatti di centri di documentazione, fotografi, gallerie private e curatori di fondi storici può presentare talvolta intersezioni e potenzialmente risultare benefica, ma più forti, attualmente, paiono le inconciliabilità. Questa eterogeneità degli espositori contrasta poi con l’assenza di molti nomi del panorama sia pubblico che privato. Per quest’ultimo, il motivo è forse da ricercare in una scarsa fiducia nella presenza di un pubblico di collezionisti che si rivolga a questo ristretto ambito. Quanti sono, insomma, i collezionisti che si recano a un salone della Fotografia e sanno muoversi con sicurezza tra opere di giovani autori e immagini ottocentesche? Su una risposta positiva in tal senso permane un grande scetticismo. L’ancor difficile identità della fotografia, che dev’essere pur sottesa a una simile manifestazione, è tutt’altro che risolta, e se il salone sia d’arte o di sola fotografia non pare un aspetto del tutto accessorio, come si è affermato: Photology, che notoriamente tratta solo fotografia d’arte, dopo la spettacolare partecipazione ad Artefiera si è presentato a Venezia con uno stand quasi “simbolico”. Se ciò può apparire scontato, ai margini di questa riflessione è un dato non di poco conto. La mancanza di espositori stranieri – che si fa praticamente completa se si tolgono le due gallerie giapponesi, peraltro trainate sì dal gran momento degli autori connazionali, ma soprattutto dalla presenza di Araki – riflette quell’assenza, in Italia, di un solido processo culturale al di sotto dell’appariscente superficie, come denunciato da Laura Leonelli su Ventiquattro del mese scorso.
Le iniziative collaterali del Salone risultano comunque più che meritevoli, perché è palesemente proprio in questa direzione che si muovono con decisione. L’antologia di fotografie ottocentesche dei Fratelli D’Alessandri, appartenenti alla collezione Becchetti, è una bella valorizzazione di un fondo storico, importante sia da un lato artistico che da uno documentario. Passaggio di testimone presenta una interessante selezione di giovani fotografi indicativa delle attuali tendenze e tutta da valutare, mentre piuttosto deludente ci è parso l’esito del concorso Scatti da un territorio promosso dall’Assessorato Provinciale al Turismo. Infine, quasi un incoraggiamento ha voluto essere la presentazione della giovane collezione Malerba che, avviata meno di dieci anni fa, conta oltre 300 opere di autori degli anni Ottanta-Novanta, tra cui Fontcuberta, Moffat, Ruff, Struth, Ghirri, Basilico. La speranza è che si tratti di un caso sempre meno raro.

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Daniele De Luigi

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