Due volti, quello di un uomo e di una donna proiettati, uno di fronte all’altro, in una stanza. Il femminile e il maschile di una sola persona si confessano, nudi, dinanzi ad uno specchio virtuale. E, ancora, un’installazione suggestivamente viscerale, con un video, una colonna sonora e cinque attori virtuali, vestiti con tute bianche nel buio. Sulle tute, videoproiettate carezze di mani, battèri e una nevicata digitale che pare riportarci alle origini dell’universo.
E’ 11.22.03 il titolo del nuovo progetto espositivo, che il duo Masbedo – formato dagli artisti Nicolò Massazza (Milano, 1973) e Jacopo Bedogni (Sarzana, 1970) – ci presenta oggi. Un nuovo progetto che, nel loro stile di contaminazione, assume le forme di un’installazione interattiva audio – video. E l’opera prende il titolo dalla durata totale dell’installazione: undici minuti, ventidue secondi e tre centesimi.
Masbedo continua con queste opere la sua collaborazione con lo scrittore, poeta e saggista francese Michel Houellebecq, con il quale aveva già allestito una mostra dal titolo Il senso della lotta. 11.22.03 è un dialogo prodotto in spagnolo, per volere sia dello scrittore, sia dei Masbedo, vista la passionalità presente in questa lingua. E’ tratto dal saggio di Houellebecq Rester Vivant , pubblicato in Francia nel 1997, per le edizioni Flammarion.
Un’arte dalla funzione catartica. Salvifica. Trasposizione degli scritti di Houellebecq, uno degli autori francesi più interessanti
Un’opera che parla dell’indifferenza, della malattia, dell’assenza d’amore. E della morte. “Oggi l’amore non può manifestarsi. Da questo nasce una zona di dolore tra l’ideale e la realtà […] Più la sofferenza è evidente, più ti avvicinerai a questa verità, più sarai solo”. E la parola passa a Patrizia Zappa Mulas. In un continuo scambio dal maschile al femminile.
Un’opera la cui grandezza risiede nella rappresentazione non solo della natura umana, ma degli interrogativi che essa finisce per scatenare.
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