Provengono dalle Accademie delle Belle Arti di Venezia, Vienna e Lubiana, i giovani artisti che partecipano a questa rassegna con opere tutte all’insegna della multidisciplinarietà. Dal video all’installazione, dalla performance all’opera pittorica o fotografica.
Ad accogliere i visitatori all’ingresso ci sono i disegni di Pierluca Galvan, dell’Accademia di Venezia, ritagliati e sistemati con nastro adesivo lungo tutte le pareti del locale. Completamente realizzata a pennarello su carta, l’immagine, a volte violenta e sconcertante, allude in parte al disagio giovanile e a quelle certezze deludenti dei Twenty years thrown away.
Ben altro tono nelle installazioni di Ilaria Boldrin e Cristina Treppo, dove alle solide forme geometriche del The blanket of the box subentra la precarietà di un letto rosso squillante collocato su instabili pile di bicchieri (Double tie). Non meno interessanti le costruzioni in carta di Antonio Guiotto, simboli complementari, ancora una volta, di solidità e precarietà.
Accanto alle installazioni le performance, organizzate all’insegna del confronto tra culture e linguaggi espressivi differenti. Dal movimento del corpo come espressione delle emozioni umane, con Linee di convergenza e Istituto Ceron, sino all’unione di colore, musica e danze dell’austriaco Jan Blaschko. Nessun filo conduttore comune a riunire i vari mixed media, se non la volontà espressa di illustrare i caratteri di un’arte contemporanea di matrice europea.
A completare il quadro degli esordienti, intervengono i due lavori di pittura realizzati in acrilico su tavola da Philip Patkowitsch (38 ways to find a solution) e la tecnica mista di Mathias Pöschl (Graphite), dove all’olio su lavagna l’artista aggiunge asfalto dipinto per realizzare volumi geometrici tra loro sovrapposti.
Numerosi gli interventi video degli allievi delle tre Accademie che si cimentano in vario modo con questo mezzo, ognuno per documentare una visione personale della realtà. Dal masochismo di I love myself to death (Paola Ganz) sino all’intimo The lovers (Angeliki Tsotsoni), non mancano i social video dove Saso Sedlacek denuncia gli effetti deleteri di una pubblicità troppo aggressiva e diretta (Just do it!).
marta di benedetto
mostra vista il 22 ottobre 2004
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