Salvo poche eccezioni i soggetti ritratti da Paolo Maggis (Milano, 1978) sono riconducibili al mondo giovanile. Ragazzi e ragazze normali, in jeans e felpa, ripresi in atteggiamenti consueti. Quasi sempre sono inseriti in ambienti spogli e, spesso, lo sfondo è privo di profondità e cromaticamente anonimo, con la conseguenza di far maggiormente risaltare il soggetto ritratto.
La marcata espressività di queste figure è ottenuta dall’artista mediante l’uso di pennellate ampie, sovrapposte, dinamiche. Il colore è pastoso, denso, spesso volutamente sporcato dalla sovrapposizione delle varie tinte. La gamma cromatica è scura, soprattutto nelle figure, e viene rivitalizzata solo in alcuni punti da larghe macchie di colore vivace. Interventi pittorici che, in alcuni casi, possono lasciare aperta l’interpretazione dell’opera. Come in Rebecca, opera nella quale una neonata sembra avere il livore di un corpo senza vita.
I soggetti più riusciti sono i primi piani, realizzati con un taglio dell’immagine più fotografico che pittorico. Come in Paola o in Filippo, dove il soggetto è tagliato, rispettivamente, all’altezza della fronte e dei capelli.
Tecnicamente Maggis prima d’iniziare a dipingere scatta sempre decine e decine di fotografie a persone a lui vicine. In un secondo tempo le seleziona, le ritaglia, le ricompone sino a formare dei collages che diventano la base del dipinto.
La tipologia essenzialmente espressionista di queste figure si concilia con l’importanza, tipicamente informale, data dall’artista al gesto pittorico. La contemporaneità di questi lavori risiede, invece, soprattutto nel taglio dato all’immagine e nel frequente inserimento nelle opere di una specifica gestualità giovanile, sottolineata anche da un determinato tipo di abbigliamento.
elena londero
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