La pittura di Luca Suelzu strizza l’occhio al mondo delle immagini medianiche, dal fumetto e all’illustrazione, ma si sente anche forte l’interesse per il cinema e la fotografia. I soggetti tipici delle composizioni del giovane goriziano sono simili a scatti fotografici: paesaggi urbani, istantanee di vita vissuta, interni di case o scuole, mentre lo stile che caratterizza è riconducibile alla pittura iperrealista. L’artista riproduce fedelmente il reale, con meticolosità e pulizia formale, oggettivo quasi come un’immagine fotografica. Eppure egli stesso afferma di non avere nulla a che fare con il ciarpame della realtà quotidiana, poiché la sua pittura si ispira a ben altro che alle banalità di tutti i giorni. Ad interessarlo è la struttura e la trama geometrica delle cose, da variare all’infinito con accostamenti cromatici e mutamenti del punto di vista.
La piccola personale Waiting for è per questo significativa. Il soggetto dominante? Sedie ripetute all’infinito su file parallele o tra loro sfalsate, in modo da scoprire ed mostrare le diverse composizioni modulari che si possono creare con gli schienali delle seggiole, modulo geometrico che cambia anche solo al minimo variare della luce. Ma una punta di malinconia le pervade: tutte le sedute sono vuote, come in perenne attesa dei possibili occupanti. Il vuoto è in effetti evocativo e gli interni richiamano alla mente gli episodi di vita vissuta che li hanno animati. Alla base di tutto questo vi è il riferimento costante a un tema musicale, un ritmo colmo di nostalgia, o forse ad una lirica saudade brasiliana.
L’unicità del soggetto viene infine variata dall’uso dei cromatismi. Ogni composizione è dominata da colori differenti a seconda della luce e dell’angolazione in cui viene vista. L’effetto finale della pur esigua esposizione è un notevole rigore formale a cui fa esplicitamente riferimento l’unica variazione sul tema seggiola: una scala vista dall’alto, tutta geometrie e misurate prospettive.
Ma l’iperrealismo di Suelzu si fa surrealismo quando la libertà espressiva nell’uso del colore finisce con il trascendere la realtà delle cose. Una realtà a cui l’artista non fa riferimento che nelle strutture modulari. Il vero motivo ispiratore è sempre il tema musicale, variabile all’infinito a partire dalle sette note di base.
marta di benedetto
mostra visitata il 21 gennaio 2006
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