Paolo Ravalico Scerri (Trieste, 1965) è il protagonista della personale allo Spazio FVG. Alla fine delle scale si trovano soltanto sei schermi, su cui sono proiettate immagini senza nesso reciproco, almeno apparentemente. Ma non si tratta della solita videoinstallazione soporifera e noiosa, impossibile da vedere fino in fondo.
Nella stanza, immersa nella penombra, si diffonde una musica da opera, con un’unica voce maschile. Leggiamo che è il tenore Andrea Fusari, che canta un rifacimento della Madame Butterfly. Una Madame che ha cambiato sesso. Non solo la voce di Cio-Cio-San è quella di un uomo, ma le immagini propongono sei giovani poco vestiti, alcuni interamente nudi. Uno solo, nell’ultimo schermo a destra, è in camicia e cravatta. Tutti sembrano recitare una parte. L’ultimo a sinistra balla in piume di struzzo e fasce di stoffa alle caviglie; peccato che non sia in tutù, ma in semplici mutandoni da spiaggia. Il secondo mima la crocifissione, contorcendosi nudo su una croce improvvisata; il terzo prega in una chiesa diruta; il quarto sembra riflettere solo e in mutande bianche immacolate di fronte ad uno splendido paesaggio marino; il quinto ancora al mare, questa volta un nuotatore che si contorce nell’acqua –anche lui nudo-; il sesto è l’uomo vestito, intento a ballare su uno sfondo da favola.
Cos’è che colpisce di queste immagini frammentarie? Innanzitutto il paesaggio. La Croazia, con le sue coste frastagliate e le sue isole da sogno, riprese in pieno sole o al tramonto, tra il rosso del cielo e il nero-rosa della terra. Il resto è da situare sotto il segno dell’inversione: inversione sessuale e inversione dei ruoli. Cio-Cio-San è un uomo barbuto, Pinkerton un uomo in mutande che si accarezza il corpo mentre osserva il mare. La sua nave un ammasso metallico di ruggine, sicuramente un relitto al largo delle coste croate.
E non solo. L’inversione diventa blasfemia se viene chiamata in causa la religione. Il giovane che si arrampica sulla croce non è forse un moderno Cristo ben poco sofferente, ma anzi quasi in estasi amorosa? Se notiamo bene questo Cristo di Scerri è in rapporto speculare con l’uomo orante, rivolto verso di lui nella sua invocazione silenziosa. Non c’è nulla di sacro in tutto questo. Il volto stesso del ragazzo è quasi estatico, rapito, e con ogni probabilità dalle forme del novello messia. Che dire ancora? Non paia esagerato, ma Scerri ha fatto centro. Qui l’amore ha il nome di un uomo e chi lo aspetta è un conformista in cravatta che non vede l’ora di liberarsi dalle pastoie sociali per raggiungere il suo bel tenente della marina. Rigorosamente in mutande…
marta di benedetto
mostra visitata il 27 dicembre 2005
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