Daniele Devoti, Monica Faccio e Carlo Vidoni. Sono questi i nomi dei tre artisti friulani selezionati per partecipare all’iniziativa, presente contemporaneamente in 24 città italiane, che vuole offrire la possibilità, ad alcuni giovani autori, di entrare nei maggiori musei nazionali, affiancandosi all’opera di un artista, già celebre.
Daniele Devoti ha scelto il “Taglio bianco ”, eseguito da Lucio Fontananel 1959. Un’opera d’intensa ricerca formale e concettuale, nella quale è ovviamente sottolineata l’importanza del gesto. Come i buchi e i graffiti, anche la lacerazione netta della tela è inseribile in quella visione dello spazio, in senso fisico e reale, tipica dell’arte di Fontana. L’artista friulano riprende l’idea del taglio ma lo fa introducendolo in due immagini fotografiche rielaborate digitalmente. Il gesto rimane ma è spostato in una dimensione virtuale. Le immagini, tratte dal repertorio
Monica Faccio ha invece optato per un’opera di Mario Schifano, raffigurante una palma su fondo viola. L’intervento pittorico è tutto concentrato sullo sfondo, privo di profondità e “sporcato” dall’artista con una tinta violacea. La Faccio riprende questo soggetto, traslandolo nel mondo contemporaneo della plastica e del consumo: una gigantesca palma, palesemente artificiale, eretta accanto a un centro commerciale. La palma, di plexiglas colorato, diventa la protagonista di un video, muto, girato con un movimento di macchina
Ironico e leggermente irriverente, l’abbinamento proposto da Carlo Vidoni con il dipinto di Alberto Savinio, un’opera nella quale, in un’atmosfera rarefatta e metafisica, la mitica dea Atena, dal corpo umano ma dalla testa di civetta, torna al suo tempio, simboleggiato da due basse colonne ioniche. Il classicismo e i colti riferimenti dell’opera di Savinio sono completamente stravolti da Vidoni. Il giovane artista, infatti, ha ripreso il becco arcuato e gli occhi sbarrati della dea e, dopo averli rielaborati, li ha applicati a una modestissima e geniale lucidatrice azzurrognola. L’elettrodomestico ha un unico e grande occhio, sbarrato e privo di qualsiasi lucentezza metafisica nello sguardo. L’asta della lucidatrice, nella quale è inserito l’occhio, ha la forma di un lungo naso. L’elettrodomestico, con un’ulteriore ripresa del soggetto di Savinio, è posata su un divertente piedistallo, una sorta di pouf in plastica lucida, anch’esso a forma di colonna ionica.
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