Si parte dalle registrazioni più storiche di un panorama prettamente documentaristico anni ’70, per arrivare agli ultimi spasmi dinamici di un’utopia in crisi. E’ forte la pressione sullo schermo del dito di Vito Acconci (Centers, 1971, 22’.28), che ci percuote in tono d’accusa, con la tensione di chi tenta di comunicare ad un “mondo sordo”. Altrettanto pregnante il monologo pindarico di Jordan Wolfson (The Crisis, 2004, 4’) che, fuori di metafora, si interroga, con il piglio di un’intervista, sul ruolo dell’arte e dell’artista.
L’allestimento –molto curato per l’occasione– sembra non farci percepire lo scarto tra produzione e riproduzione, facendosi guidare dal rigore filologico della presentazione delle opere e dall’oculato sfruttamento degli spazi. Il tentativo di offrire uno spaccato dell’esperienza della videoarte (se così è lecito denominarla), si impone su quello di creare un percorso, lasciando le opere libere da interpretazioni e prive di confronti prestabiliti.
Allontanate da un divario più che trentennale, si legano, in uno strano paradosso, il Tentativo di volo; (1970, 9’.38) di Gino De Dominicis e il volo (con truculento epilogo) del protagonista nel video di Oliver Pietch Maybe not (2005, 4’.25).
Si rincorrono il capovolgimento della visione prospettica, attuato in maniera dinamica da Bruce Nauman già nel 1968, in Revolving Upside Down e l’elogio di una bidimensionalità cartacea, composto in una struttura installativa da Jonathan Monk, in Searching for the Center of a Sheet of A4 Paper (2002, 20’).
Il nesso tematico è riproposto tra la costruzione video documentata della Spiral Jetty di Robert Smithson (1970, 32’) e la contemplativa passeggiata su ciò che resta dell’intervento Land-Art nel video di Deborah Ligorio (Donut to Spiral, 2004, 7’).
Diverso è il clima sperimentale e collaborativo della Anna Sanders Film. You Should Be The Next Astronaut è il titolo profetico con cui Charles De Meaux conclude il suo breve, ma intenso lavoro (2004, trailer 1’). La flebile e compassata intermittenza di bagliori in Boy from Mars (2003, filmato 10’.39) di Philippe Parreno, che pulsa come un rilassato e costante battito cardiaco, carica la location di un attributo cosmico, extraterrestre.
Il coronamento dell’utopia si presenta come l’ultimo atto di uno sfogo visionario: è lo scrosciante e commosso applauso in Bliss and Heaven (2003, 7’.30) di Jasper Just.
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