Alla Galleria Forni è in mostra un nuovo ciclo di opere pittoriche di Giovanni La Cognata (Comiso, 1954). Si tratta di paesaggi urbani dalle violente inquadrature prospettiche, di campi assolati e accecanti impasti di luce e materia che raffigurano scorci inusuali della Sicilia. Il vero protagonista di queste tele è però – parafrasando una frase de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa – “…il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano all’arbitrarietà dei sogni”.
La Sicilia di La Cognata è quella da cui non si vede il mare e la folla, dove le città sono sempre deserte e “il fluire dell’esistenza è come sospeso, rinviato, reso solo potenziale”. L’introduzione di Marco di Capua, per il catalogo edito da Charta, ben rende le atmosfere inquietanti di questo angolo di Sicilia in cui le sequenze di ore vuote diventano il mezzo d’espressione di un sentimento d’attesa.
Se negli anni Ottanta il segno era più instabile e nervoso, dal ’90 La Cognata ha raggiunto una sintesi che, per Guido Giuffrè, implica “una dimensione emozionale e formale agitata, la reiterata tentazione di riordinare l’approccio al reale senza allentare gli interni sommovimenti e l’inatteso riassorbirli in un assetto se non pacificato certo a suo modo ricomposto”.
La composizione dei suoi quadri è scandita dai giochi della luce, che a volte si ritrae, quasi a concedere un attimo di tregua alla natura incessantemente posta sotto il suo giogo. Un’energica pennellata, tagli compositivi inconsueti, un colore dalle tonalità intense che vanno dai toni del giallo al bruciato, caratterizzano lo stile pittorico di un artista che ha trovato la propria libertà espressiva nei solchi della tradizione. La figura umana è quasi del tutto assente, ma è come se il paesaggio ne facesse le veci, esprimendo la forza e il dinamismo della vita interiore dell’individuo, ricongiunto, in quest’atmosfera immobile e indolente, alla natura.
Interessanti anche i piccoli quadri di figura con forme scarnificate che a lungo hanno guardato Bacon e Munch per restituire un’umanità, curiosamente, fuori da ogni contesto.
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Redazione Exibart
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