Mark Kostabi ha origini estoni, ma è cresciuto in California dove ha studiato disegno e pittura. Traferitosi a New York nel 1982, è rapidamente diventato uno dei personaggi più noti e discussi del panorama artistico contemporaneo, figura portante del movimento dell’East Village. La sua produzione di quadri è stata affiancata sin dall’inizio da una massiccia e dichiarata operazione di autopromozione, realizzata attraverso un abile uso dei media e una meditata costruzione del “personaggio” Kostabi. L’eclettico Mark pubblica lunghe auto-interviste, si esibisce come pianista e compositore classico (ha pubblicato un cd: “I did it Steinway”) e conduce programmi tv dedicati a sé stesso. Per riunire e coordinare tutte le sue attività, e per rendere la sua produzione ancora più numerosa, fonda nel 1988 a New York “Kostabi World”, una sorta di studio, galleria e fabbrica sforna-quadri in cui una squadra di assistenti realizza le opere: veri e propri prodotti del marchio Kostabi.
I visitatori di questo ambiguo incrocio tra la Factory di Warhol e Disneyworld possono vedere, inserendo 25 cents nel diascopio, gli assistenti-operai al lavoro. I quadri (quasi mille ogni anno) vengono progettati dall’artista o dal suo staff creativo, realizzati dagli assistenti pittori, titolati da poeti e infine approvati da una commissione e firmati da Kostabi.
Se la riflessione concettuale sulla mercificazione dell’arte e sul potere dei media (seppur non originalissima) può suscitare interesse, la produzione pittorica di Kostabi convince meno. Forse fa parte del gioco (un’arte merce è un’arte banale e anonima?) ma le opere risentono di un citazionismo carico e compiaciuto e sembrano cullarsi nella reiterazione di una formula. I celebri ‘manichini’ bianchi, simbolo di un’umanità svuotata , abitano i più svariati scenari, tutti di ascendenza surreal-metafisica, mentre la stesura pittorica è accurata e impersonale.
L’eredità dechirichiana è pesante come un macigno, e non solo nell’immaginario, ma anche nella mitologia personale di Kostabi, novello “pictor optimus” in versione postmoderna.
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Valentina Tanni
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non un buffone ma un furbo. fin tanto ci saranno degli acquirenti lui ci sarà e come lui altri. è semplicemente LOGICA. signor spakc ne sarebbe entusiasta, lui e tutti i vulcaniani.
Insomma un po un buffone!