Sono trompe l’oeil virtuali i ritratti di Matteo Basilè. L’artista romano in Conserving recupera gli ideali di bellezza e bruttezza seguendo una strategia di incanto e sviamento della percezione totalmente elettronica, piatta e fluente: il contrario della tecnica classica del trompe l’oeil.
Conservingpresenta una nuova serie di immagini prodotta dal giovane fondatore di Cromosoma prima della sua partenza per New York (vinta con il Premio nazionale del Ministero degli Esteri). Sono una ventina di lavori, tra lightbox e
L’autenticità dei volti di modelle bellissime ed anonime, o di donne gottose e uomini smunti, è rimessa in discussione dentro lo spazio virtuale, che si trasforma per Basilè nel suo studio d’artista. Qui scarica centinaia di immagini per rielaborarle con un’ottica binoculare , capace di unire la prospettiva umana con il mood freddo del pc.
Basilè si esprime con una pittura elettronicadi genere, una ritrattistica immersa nel nulla, nell’astrazione pura di tinte catodiche e di velature gassose. La loro consistenza è minima, nonostante i grandi formati. Prive di contesto e di riferimenti psicologici, le espressioni marmorizzate dei personaggi si posano su volti dalla simmetria perfetta. Per lo spettatore che scopre ciò solo dopo una minuziosa analisi è come se un mondo si spalancasse sull’angosciante verità di una dimensione sconosciuta, fatta di esseri clonati. L’abilità del giovane artista romano è quella di creare una impercettibile imperfezione, un segno dell’intervento umano insieme a graffi realizzati al computer che s-fregiano le immagini rifacendosi ad un graffitismo ipertecnologico.
Andy Warhol sceglieva dai giornali le foto da serigrafare, Basilè le trova in rete. L’artista romano cataloga nuove icone-istantanee del mondo in cui viviamo.
Questa nuova figurazione, che si nutre di immagini preesistenti su web, poi elaborate al computer, inneggia al simulacro, a ciò che vedono i pc. La deriva del soggetto è, nel
Conserving prosegue una ricerca sulla bellezza intesa come ” codice interioredi un’anima già catalogata, presa d’assalto dai media e da milioni di informazioni che la devastano”, dice Basilé, che in modo composto racconta la generazione delle nuove immagini.
“Io tento di entrare nell’immaginario del computer. Do’ la visione di come esso potrebbe vedere un uomo” , dichiara, che non solo accetta il bombardamento fotonico ma si dichiara a favore di un consumismo dell’immagine. La bellezza e la bruttezza vivono ormai prive di corpo nella rete e nei microchip. Attraggono o repellono come anonime icone, presto consumate e dimenticate. A meno che le immagini costruite dall’artista non si rivelino bombe ad orologeria, come vuole Basilé, in grado di deflagrare dentro la strutturazione del senso di realtà che ognuno di noi possiede. Magari per presentare un realtà dall’anima virtuale.
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Matteo Basilè
nicola angerame
mostra visitata il 25 febbraio 2003
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... ciò che risulta squisitamente contemporaneo nelle fotografie di Basilé è la ricerca veramente elettroni-ca delle sue immagini...
sarà!! ma queste immagini sono troppo elaborate esteticamante, quasi esagerate nella illusoria bellezza e nell'intrusione di vari effetti al photoshop (graffi, tagli, marmorizzazioni,ecc).
Prima di essere visioni elettroniche sono volti umani, geometrie, graffi, dov'è l'essenza elettronica?
Acuto ALEX! Io che provengo da ORK so che questi umani di elettronica sanno ancora poco. Un giochetto che poi si rivela icona dell'umano, non può certo definirsi visione elettronica. Diventa un paradosso e in quanto tale, paradigma! Quindi la visione elttronica la si ha con mezzi anche diversi dall'elettronica, ma che la sappiano RITRARRE. Basilè, in questo contesto, non ha dato questa idea. L'estetica contemporanea fatta di strizzatine d'occhio ai canoni attuali della bellezza molto probabilmente per alcuni è ancora ambrosa...fossile.
NanoNAno