Spazio Zebra sta per compiere un anno: è nato la scorsa estate, per iniziativa di un gruppo composto da Federico Rolla e Serena Breschi, entrambi architetti, e da altri appassionati d’arti visive. La sede è a Palazzo Grillo Cattaneo, nel cuore del centro antico: un luogo ideale per un punto d’incontro che si propone d’essere agile e innovativo e di coniugare diverse forme espressive, dalle arti visive al canto alla danza al teatro e così via. E’ particolarmente felice, in questo senso, la scelta di esporre i lavori di Barbara Barbantini.
Nata in provincia di Reggio Emilia, ma vive e lavora a Genova, la sua attività artistica si articola vivacemente in forme diverse, che confluiscono in modo curioso nella mostra allo Spazio Zebra. Qui, infatti, l’artista non si limita ad esporre le sue opere, ma dà vita ad un mondo parallelo, acido e surreale, che si anima impal
A prima vista, è una mostra fotografica. Invece gli scatti sono solo tracce quasi involontarie, pretesti, chiavi d’accesso: non casuale in questo senso la scelta del mezzo, stampe digitali da polaroid che lasciano poco spazio alla tecnica fotografica vera e propria. Perché Barbara Barbantini prende le distanze dallo strumento, lo usa come tramite e, lucidamente, come simbolo che l’immaginario collettivo riconduce alla testimonianza, al dato reale.
Dati reali di un mondo irreale. Un mondo che l’artista compone pezzo per pezzo, dall’idea alla costruzione della scena e degli oggetti, forte dell’esperienza di scenografa e costumista con il gruppo teatrale MGZ .
Un mondo onirico e sbagliato, appena sfasato rispetto ad un possibile mondo ideale. Lievemente discordante, quel tanto che basta a strappare via dall’universo patinato della pubblicità: un mondo come lo può ottenere solo chi ha un rapporto lucido e consapevole con il linguaggio e con gli archetipi della comunicazione di massa.
Ragazzine all’aperto, che giocano co
Maschere naif, puri simboli. Becchi, grugni, paraventi colorati d’identità. A comporre una serie di lavori davvero interessanti, fotografie proposte in sequenza come altrettanti frammenti tratti alla pellicola di un film: un racconto in fieri, non ancora terminato, che introduce con ironia e intelligenza al lavoro di un’artista promettente.
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