Fino al 16 febbraio la Galleria Martini & Ronchetti presenta una bella personale di Franco Garelli, sculture in terracotta e ceramica realizzate nel ventennio tra il 1949 e la fine degli anni Sessanta.
Le opere raccontano un periodo fertile d’intense ricerche e cambiamenti, nel lungo percorso creativo dell’artista: a partire dalle prime opere d’ispirazione cubista, attraverso gli intensi studi sul vuoto e il pieno e le superfici, fino alle più recenti sculture in mostra, che preannunciano i tubi metallici di colori puri ai quali perviene Garelli negli ultimi anni della sua produzione artistica e che presenta alla Biennale di Venezia del 1966.
Franco Garelli, nato in provincia di Cuneo nel 1909 e scomparso nel 1973, è nel dopoguerra ad Albisola, nel Ponente Ligure: qui collabora con alcune manifatture locali, in particolare con le fornaci di Castellamonte.
L’artista sembra pervenire proprio nei suoi anni liguri agli esiti espressivi che definiscono il suo stile originale, inconfondibile, in sintonia con l’informale. Compone grandi totem e piccole statue in terracotta derivata da scarti di lavorazione, che si procura soprattutto in una fabbrica di stufe. Nei suoi lavori si riconoscono infatti frammenti di tubi e altri dettagli, manipolati, dipinti, accostati gli uni agli altri e mescolati con altre parti di terracotta modellata tanto che è assai difficile distinguere il momento in cui l’objet trouvé si fa materia greggia.
Ma soprattutto la ricerca di Franco Garelli, sia quando si tratta di affrontare la durezza rigorosa dei metalli in composizioni di asciutti rami perpendicolari sia quando l’approccio è più lieve e ludico con la morbida malleabilità della creta, è sempre costruita intorno al vuoto: l’artista scrive che il vuoto è attivo, che la scultura nasce da una vera emulsione tra pieno e vuoto.
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