In collaborazione con la Galleria San Salvatore di Modena che ospiterà l’iniziativa a febbraio, l’Archivio Caterina Gualco Associazione Culturale propone in questi giorni la collettiva “Cronache marziane”, nata da uno spunto polemico e dalla voglia di giocare con l’arte e i suoi strumenti espressivi. Infatti, ha origine da un interrogativo che riguarda la fotografia contemporanea, quanto spesso cioè il mezzo tecnico rischi di diventare prevaricante, quesito che coinvolge anche l’arte digitale e la videoart, come è apparso evidente nell’ultima biennale di Venezia.
La fotografia come strumento e non come fine, quindi: questo il tema che ha impegnato dieci artisti nella realizzazione di opere ad hoc ora confluite in un mostra
Cinzia Ambrosini, giovane artista marchigiana, propone serigrafie su vetro di fiori lievi e minimali, dove la grazia aerea e rarefatta delle linee si completa nel forte impatto del colore. Quasi a far da contraltare le immagini kitsch e patinate di Francesco Arena: fiori lussureggianti e golosi come canditi, con i petali mutilati dalla violenza dei piercing, ed un inquietante video rosa bebè, praticamente immobile, anch’esso parte della serie di lavori “still life for lifelike People”.
Davide Bramante invece, trentenne artista di Siracusa, realizza in fase di ripresa doppie esposizioni sullo stesso fotogramma, forzando lo sguardo a sovrapporre visioni contemporanee e discordanti, mentre Gianmaria Conti crea le sue “Identità complesse” con altre sovrapposizioni, quelle cioè di stampe su carta e acetato che danno vita ad alberi genealogici alternativi mescolando il ritratto della madre a quello del figlio e così via.
Giovanissima studentessa tedesca di passaggio a Genova, Katharina Gaenssler ha realizzato un interessante puzzle di foto che costruiscono un’inedita Piazza de Ferrari a pezzetti, trasfigurata dai lavori in corso in un’onirica fabbrica di mattoncini lego che si affaccia, nel naturale grazioso incurvarsi della carta da stampa, alla terza dimensione.
Anche Arnaldo Vignali propone dei puzzle, composti di finte piastrelle (in realtà frammenti di foto smaltati e stuccati) in vivaci trompe l’oeuil a depistare chi guarda e a mettere in discussione i canoni del linguaggio visivo e la percezione.
“Ponzio Pilato”, l’installazione del genovese Mauro Ghiglione, unisce stampe fotografiche di mani su forex, sapone di Marsiglia e alcolimetri in una rappresentazione di grande intensità e rigore, con un’estrema forza icastica.
Anche Sergio Muratore parte dall’iconografia religiosa nel realizzare “Nostra Signora del Goblin”, stampa digitale su PVC che reinterpreta il trittico tradizionale in un’irriverente, grottesca maternità su fondo rosso,
Vittoria Gualco propone invece una nitida, incisiva silhouette in bianco e nero realizzata ad airjet su perspex ed un poetico video, anch’esso in bianco e nero, che ripropone ipnoticamente all’infinito il gesto dell’ombra di due mani femminili che legano un filo, in quella che sembra una delicata, intensa metafora del ‘prendersi cura’.
Francesco Totaro risponde a sua volta con un bellissimo gioco d’ombre, “Gli uomini con l’aquilone in testa”, dove piccole sculture, quasi segni grafici in filo di ferro, dialogano con le riproduzioni delle loro tracce di buio.
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…
Artefici del nostro tempo è la call promossa da Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici, dedicata…
Dal 1949 a oggi, Sonsbeek è un laboratorio d'eccellenza per riflettere sul significato dell'arte nello spazio pubblico: ad Arnhem, in…
Allo Spazio Merlo di Roma, una mostra fa dialogare le sculture e le pitture di Antonia Leonardi con le fotografie…