Nei suoi dipinti ad olio su carta intelata Federico Palerma predilige spesso le grandi dimensioni, alimentando così con efficacia il già forte impatto emotivo degli intrecci vorticosi di tratti spessi, scuri o affogati in un grigio neutro e magmatico, che scandiscono uno spazio illuminato a tratti da macchie di colori dal violento imprevisto nitore.
Le tracce nette, i nodi gordiani, i flussi aggrovigliati di segni trascendono così dalla dimensione emotiva più intima ad una parallela dimensione monumentale, quasi ieratica, globale.
Diventano archetipi della memoria collettiva, che guadagnano nella forza evocativa dei titoli una durezza intollerabile ed assoluta: opere come l’apocalittico Twin towers o lo struggente Albania in forma di crocifissione I, o ancora le grigie contrapposizioni di Genova violata e il desolato doloroso ristagnare di Scontri a Gerusalemme: attacco allo spirito, sono raffigurazioni di incubi fatti realtà così icastiche ed intense da rappresentare un lessico condiviso, da appartenere al sentire comune.
La poetica, disperata efficacia comunicativa dei lavori di Palerma, che si ripropone anche nei disegni a matita e, in parte, negli acquerelli, ne fa una sorta di fumetto del dolore del mondo, un linguaggio evocativo e paradossalmente, imprevedibilmente di facile lettura pur nella scelta di una non figuratività potenzialmente molto ostica.
Federico Palerma, che è nato a Genova nel 1963, ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in sedi prestigiose in Italia e all’estero.
Scrive Flavio Arensi, nel testo che correda il catalogo della mostra, che per l’artista le tele sono campi di battaglia per plotoni che s’affrontano in ondate e travolgimenti, consentendo all’emozione recondita, l’intimità segreta, d’emergere verso la superficie del dramma, quindi lasciarsi trasportare, sbattere, terrorizzare, fino a restituire la pienezza assoluta della vocazione animica. Essa, infatti, richiede all’uomo di correre a compartecipare senza remore alle vicende trascendenti: ecco il coraggio del santo o del folle, che sfidano il caos opponendo una propria armonia basilare, anche violenta nell sua quiete, ma in consonanza con il resto del Cosmo, cui diviene legittimo ricorrere nei momenti di difficoltà interiore.
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