Alla fine degli anni Cinquanta, gran parte della giovane arte torinese nella sua espressione più innovativa, la cosiddetta “art autre” gravitava intorno all’International Center of Aesthetic Research creato soprattutto grazie al contributo del critico Michel Tapié.
In questo contesto nuovo e creativo, dove espongono tra gli altri Pinot Gallizio, Lucio Fontana, l’iraniano Zauderhaudi, Capogrossi, Antoni Tapies e il gruppo giapponese Gutai, Nene Martelli sviluppa la sua ricerca artistica traendo dall’espressione figurativa delle origini un’espressione personalissima ed intensa.
I suoi lavori sono spesso “mosaici”, spartiti nello spazio come pagine di diario, attimi spontanei fissati da una pittura quasi gestuale e raccontati in piccole intense tappe formate da tasselli tutti ugualmente quadrati, quasi a scandire con lo spazio il tempo, a forzarlo in geometrie composte e addomesticate.
Con quest’operazione, Nene Martelli sembra contenere la violenza straripante del colore, l’impatto intensamente emotivo dei segni liberi che sembrano sfuggire ad ogni disciplina preconcetta, le superfici materiche che giocano allegramente con il volume degli impasti.
Un’operazione che già nel ’72 Tapies descrive così: “ici jouent, toute individualité artistique sauvegardée, et en fin de comptes normalement, la conjonction multivalence-répétition, l’une des plus déterminantes pour l’art d’aujourd’hui et les bases pour une esthètique géneralisée à cette autre puissance”
Ed ancora, anche i pezzi più recenti esposti testimoniano una pittura giovanissima, sempre in continua evoluzione, vivacissima nei colori e nelle suggestioni.
Scrive di lei Stelio Rescio che “non capita tutti i giorni di imbattersi in un’esperienza che, pur conservando intatta la freschezza d’ispirazione e l’inventiva, viene da “lontano”.
È il caso di Nene martelli, la cui opera, indiscutibilmente attuale – e sarà il caso di distinguere tra attualità e moda – e nel contempo “classica”, sollecita a riandare alle radici di uno dei filoni (il più disordinatamente affollato oggi) che alimentano l’odierno flusso produttivo: l’informale, nelle sue versioni europee.
E ciò in quanto è proprio nel momento iniziale della svolta che l’informale ha impresso a tutta la successiva evoluzione dell’arte che Nene Martelli ha preso le mosse per la sua ricerca. Nel momento iniziale e, va subito detto, a diretto contatto con i suoi protagonisti. In primo luogo Michel Tapié, teorico della “Art Autre”.
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