In questi giorni Satura ospita come di consueto tre mostre parallele nei suggestivi spazi della sede dell’associazione, labirintici e affascinanti come i palazzi antichi del centro storico genovese sanno essere.
Tre artisti diversi per formazione, tecniche e approccio stilistico: Valerio Diotto, Gualtiero Oppi, Antonella Orlandini.
Antonella Orlandini crea piccoli acquerelli garbati, che accostano all’eleganza dei segni e dei colori una certa reticenza per un’ulteriore evoluzione possibile.
Di lei, Gian Carlo Torre scrive che “crea iconografie libere da strutture geometriche contenitive, talora disposte su assi ortogonali o proposte all’osservatore in piani, in successione dinamica”.
Anche se l’armonia onirica delle linee e dei tratteggi sembra a volte penalizzata dalle scelte cromatiche di tonalità pastello più graziose che lievi, si intuisce una poesia in embrione che confidiamo troverà una via espressiva più libera.
Gualtiero Oppi nasce come orafo, e dall’oreficeria media il gusto per la trasformazione della materia, e prima di ciò la fascinazione per la materia stessa nella sua essenza, nelle sue caratteristiche specifiche.
Le sue forme comunicano l’urgenza della materia in movimento, le tensioni dei fluidi un secondo prima del consolidamento, l’ineffabile istante della fusione del metallo, il rapprendersi definitivo del cemento.
Scrive Francesco Colombo che “accostarsi all’opera di Oppi significa essere direttamente partecipi della sua ricerca sulla materia. Significa coglierne la
Valerio Diotto invece si racconta innamorato dell’ordine matematico, della geometria. Lo racconta con ironia e gioia, nel bel testo che correda la mostra: “sarà una tendenza all’utopia, all’ottimismo della ragione, sarà nostalgia per le forme pure e il mondo delle idee, sarà passione infantile per il gioco delle costruzioni, sarà rifiuto per una realtà dove non sembrano esistere divisioni nette fra chiaro e scuro, bene e male…”
Le sue opere sono mosaici composti, giochi ad incastro di forme che si confondono a creare pattern compiuti, senza spazi vuoti da affrontare ed elaborare. Un gioco intellettuale raffinato, condotto con umorismo e rigore.
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