Visitata questa mostra –ideata da Alessandro Mendini, uno che di design sicuramente ne capisce…- non sarà più possibile guardare i soliti oggetti di casa, con lo stesso sguardo di prima.
Tale allestimento, infatti, si propone di condurre lo spettatore in un percorso di decontestualizzazione e successiva ricontestualizazione dell’oggetto: in pratica si passa da un approccio solamente materiale e utilitaristico ad uno relazionale e pscicologico. Tutto quello che nasce dalla mano dell’uomo ha un valore e un significato che saranno ulteriormente caricati di valenza affettiva e simbolica dal proprio fruitore: è così che la “cosa” assume un senso, racconta una storia ed è posta in relazione a un’infinità di altre “cose”. Non a caso gli oggetti esposti sono 365, come i giorni dell’anno, e non a caso appartengono a tutti gli ambiti del vivere giornaliero.
Otto i criteri selettivi: dagli Oggetti rappresentativi della vita quotidiana: utensili di vario genere appartenenti a epoche diverse (dai servizi da tavola di Sevres, alle umili terracotte, ai candelabri, alle lampade di Artemide) alle Opere d’arte a tema, quasi design, piccole installazioni: sculture, quadri, video (come La lettrice d Kosuth o leTorte-quadretti di Lamberti, o l’installazione Euronorm di Zippel).
Dalle Miniature e fuori scala con maquette di oggetti, architetture, mezzi di trasporto al classico Cose che hanno trasformato la nostra vita: i capi d’abbigliamento e gli accessori (dall’antico orologio da tasca allo Swatch, dai jeans ai guanti da moto di Valentino Rossi).
Una sezione dedicata a Cultura e informazione annovera libri antichi, fumetti, quotidiani, mentre Universalità della quotidianità: usi e costumi nel mondo raccoglie strumenti musicali e souvenir –ante litteram e non- di ogni tipo, dal violino Guarnieri alle maschere tibetane, al kit da viaggio del prete cattolico. E ancora Miti e leggende con oggetti inesistenti e amuleti (dalla scultura di Biancaneve al corno napoletano) ed una sezione per la Natura con elementi rappresentativi dei tre regni, disposti come in un gabinetto scientifico (biosfera in miniatura, fossili, lava, piante).
Si tratta di un percorso a cui sono applicabili criteri narrativi vari e molteplici (cronologico, tematico, emozionale, eclettico), suggeriti dall’allestimento e dalle didascalie, ma che il visitatore può intrecciare, combinare, ricreare in base a ciò che la fantasia gli suggerisce. Può essere un “viaggio” nei paradossi e nelle contraddizioni dell’era moderna: basti pensare all’accostamento tra uno degli status simbolper eccellenza, il profumo Chanel n.5 e una boccetta recante l’etichetta “Profumo spirituale”, esplicata dalla didascalia “Tutto ciò che non si vede, ma non può non esserci”; oppure all’insegna di un negozio africano di parrucchiera accanto a un cappellino d’alta moda. Fino al ricamo a mezzo punto, che però raffigura i pixel del computer.
medea garrone
mostra visitata il 23 Giugno 2004
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Scrivere di per se è un'arte, saper scrivere ed in particolare di arte, vuol dire sublimare l'arte.
Le cose di tutta una vita ci passano davanti, le vediamo, le tocchiamo, le usiamo, le gettiamo via e ce ne dimentichiamo.
Piccoli oggetti che hanno scandito i nostri giorni vengono riproposti in questa mostra di cui tu ci racconti.
Viene la voglia di vederla, di annullare le distanze, di accorciare i tempi, per cercare di rivivere ciò che è passato, però ti accorgi che non puoi, allora attraverso il tuo scritto, con gli occhi chiusi nel sogno, è comunque bello immaginarli................
a napoli fui allievo di riccardo dalisi sodale del mendini.non mi hanno mai convinto del tutto anche se riconosco loro una creatività densa di contenuti.. medea ha saputo ben articolare questa recensione pur nei limiti dello spazio a disposizione e, in ogni caso, fa benissimo a far venire il desiderio di visitarla!
roberto