Garavini, diplomato
nel 1998 all’Accademia delle Belle Arti di Roma, viene dalla Scenografia ed è
pittore, scultore, designer, illustratore; ha scritto anche alcuni brevi
componimenti, tra cui un testo in versi dal titolo Operamara. Si muove a proprio agio in
questi ambiti che, lungi dal disperdere le sue capacitĂ , rappresentano per lui strade
diverse confluite in un’unica ricerca sul rapporto tra uomo e materia.
“Ogni volta mi
sono reso conto di girare attorno allo stesso concetto“,
franchezza, e proprio per affrontare la materia, comprenderne i segreti
dall’interno e piegarla sotto il controllo della tecnica, collabora da quattro
anni con Rota-lab, laboratorio tra artigianato e design.
In galleria, al centro
di una parete della seconda sala, è stata assemblata quella che sembra una
piccola bottega alchemica medievale, con un vasto campionario di utensili
arrugginiti, vecchie forme di legno per scarpe, teste di gesso e barattoli in
vetro con cuori galleggianti in formaldeide.
In un cartiglio
rotondo si staglia la scritta “Officina vitae” ed è chiaro a quale
officina intenda riferirsi Garavini. La trasformazione della materia è solo il
passaggio verso il trascendente, la chiave d’acceso alla porta esoterica. Si
ritrovano simbologie note quali il compasso, la scala e il martello, o evocative
espressioni latine prese a prestito dalla tradizione cristiana (Mors est
ianua vitae, Repetita
iuvant, Mater
Universalis),
strumenti di un cammino iniziatico, fisico e insieme spirituale di indubbio
fascino, in cui gnosis e ignoto si toccano, moltiplicando e disperdendo significato.
Nella lotta per
plasmare il mondo sensibile si raggiunge un’ascesi che sfiora il mistico: teste
candide di monaci, avvolti da tuniche nere, sono trafitte da un chiodo al
centro della fronte, da cui stillano gocce di sangue. Sono ectoplasmi dal
tratto espressionista, irrigiditi in uno spasmo di indicibile dolore, oppure
immobili, in estatica beatitudine.
Molte opere qui
esposte provengono da mostre precedenti, come Prometheus del 2008, tra scienza e
religione, la collettiva Nigredo e V (novembre-dicembre 2009), ispirata al canto V dell’Inferno, che consisteva in tre complesse
installazioni sul tema amore e morte passando attraverso la carne. Quasi
nascosto in angolo, ecco invece qualcosa di completamente diverso dal resto:
delicati acquarelli estivi, inseriti tra gli ultimi i lavori, tracciano profili
di isole e strisce azzurre di mare. SarĂ forse la vigilia di una nuova fase?
giovanni riga
mostra visitata il 15
settembre 2010
dall’undici
settembre al 2 ottobre 2010
Tommaso
Garavini – Mors est ianua vitae
a cura di Viola
Gailli
Violabox Art
Gallery
Via
Trebisonda, 56 (zona Piazza Tommaseo) – 16129 Genova
Orario: da
martedì a sabato ore 15.30-19.30
Ingresso
libero
Info: tel./fax
+39 0105957773; info@violabox.it;
www.violabox.it
[exibart]
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