La mostra a Palazzo Bianco colpisce innanzitutto per serietà scientifica e chiarezza d’intenti. Si è riusciti infatti a riunire tutte le tavole che componevano un polittico dipinto da Gerard David (1460 c. – 1523) per il monastero benedettino della Cervara (tra S. Margherita Ligure e Portofino) attorno al 1506, smembrato in epoca napoleonica e suddiviso ora tra il museo genovese (gli scomparti principali), il Metropolitan di New York (l’Annunciazione già posta sopra i Santi laterali) e il Louvre (la lunetta di coronamento col Dio Padre). Si è proposta anche una ricostruzione della cornice, andata perduta, di foggia forse già rinascimentale. Una struttura simile avrebbe in effetti valorizzato l’impostazione generale dei dipinti, che si caratterizzano per una visione spaziale unitaria in ciascuno dei due registri e per la sobrietà e monumentalità della loro concezione (si veda in particolare la Crocifissione).
Tali elementi, come anche la tipologia fissa dei pannelli, furono forse suggeriti a David dal committente (il genovese Vincenzo Sauli) e dalla conoscenza dell’arte italiana coeva. Per quanto Gerard abbia potuto apprendere un fare solenne e l’uso del sottinso anche da artisti fiamminghi a lui ben noti come Jan van Eyck, è pur vero che a partire dal Polittico della Cervara sembrò adottare una maniera più sintetica e avvicinarsi alle soluzioni atmosferiche dello sfumato leonardesco. Questi aspetti italianizzanti risaltano in David a confronto con Jan Provost (1465 c. – 1529), suo concorrente sul mercato di Bruges ma ancora fedele alla tradizione nordica del 400 nell’Annunciazione esposta a fianco del polittico. Rimangono comunque perplessità sulla realtà effettiva di un viaggio in Italia (in Liguria e in Lombardia, secondo Maryan W. Ainsworth).
Ottima l’analisi iconografica di Clario Di Fabio, che ha individuato i due temi chiave dell’opera: il sacrificio di Cristo (che collega la Crocifissione al gesto del Bambino che sta staccando un acino da un grappolo d’uva, evidente allusione al dono eucaristico) e il ruolo esemplare di Maria nel mistero della salvazione: Regina, Sedes Sapientiae ma anche Madre presaga del destino di dolore del Figlio. Tali messaggi si riverberano anche in dettagli secondari: il pellicano cristologico sulla croce di S. Gerolamo e il magnifico arazzo alle spalle dei Santi laterali con animali e fiori simbolici. E’ probabile però che i conigli non alludano alla lussuria o alla fecondità (come si propone in catalogo), ma piuttosto alla maternità virginale della Madonna, alla duplice natura (umana e divina) di Gesù e ai Giusti, secondo il pensiero del benedettino francese Berchorius.
stefano manavella
visitata il 29 ottobre 2005
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