Categorie: genova

resoconto | Daniele Buetti | Genova, Guidi & Schoen

di - 19 Maggio 2010

A
pochi mesi di distanza dalla bella mostra del grande Richard Kern, presentata lo scorso novembre, Guidi & Schoen
prosegue nella sua proposta di opere fotografiche caratterizzate da una ricerca
estetica allo stesso tempo ambigua e irresistibile, che sa conquistare proprio
per la sua capacità di parlare alle passioni più profonde nascoste in ogni
essere umano, proponendo i lavori di Daniele Buetti (Friburgo, 1955; vive a Zurigo).
L’interesse
della galleria genovese per i media digitali è testimoniata anche dalla
partecipazione, a metà maggio, a MadridFoto, la fiera della fotografia
contemporanea all’interno del Palacio de Deportes de la Comunidad di Madrid,
con Giacomo Costa, Olivio
Barbieri
, Richard Kern e lo stesso
Daniele Buetti.
Negli
spazi genovesi, i 15 lightbox di varie dimensioni introducono il visitatore in
un mondo dominato dal culto della bellezza e dal desiderio che da esso deriva.
Si tratta di una “riflessione ultimativa della condizione umana. Terminali
di potenza e arrivo sono sempre il corpo e la sessualità, due poli che
alimentano il motore dell’organizzazione sociale
”, scrive Gianluca Marziani nel testo in catalogo. E prosegue: “Attorno alle superfici del bello
femminile si sviluppano conseguenze psichiche e analitiche, le stesse che
Buetti chiama in causa attraverso il recupero di immagini resistenti e la loro
manipolazione fisica. In un gioco di immagini evocative, il testo scritto si
trasforma nel rivelatore contenutistico, un detonatore catartico che fa
esplodere il ricordo e il presente della donna
”.
Ma
se ciò che il visitatore si trova davanti è il regno dell’apparenza, allo
stesso tempo il velo di Maya che lo divide dalla realtà viene strappato presto
a opera dello stesso artista, che aggredisce e squarcia fisicamente la
superficie dell’opera, bacandola, sporcandola, incidendola. Ciò che appare “al
di là” della prima immagine è fatto di luce, di spazio e dell’assenza di esso.
In un vago ricordo dell’opera di Fontana, richamato anche dal curatore della mostra, che inserisce il lavoro di
Daniele Buetti nella storia dell’arte italiana, citando a ragione – oltre al
grande maestro del Novecento – anche le avanguardie surrealista e dadaista fino
al Pop, con il suo potere dirompente nella cultura e nella storia del nostro tempo.
Attraverso
la superficie allo spettatore arrivano le parole e tutta la profondità dei
concetti che si nascondono dietro la loro forma grafica: le lettere distribuite
come segni grafici si inseguono uno con l’altro, si incontrano e si scontrano,
dando vita a suggestioni e riflessi.

Come
in Alice attraverso lo specchio e quel che Alice ritrovò di Lewis Carrol, dove il riflesso diventa l’immagine
reale, allo stesso modo il protagonista della foto assume i contorni di una
strana apparizione sospesa tra la fantasia di chi guarda e l’intento
mistificante dell’artista: The reflexion. The image is me but I am not the
reflexion
recita infatti il titolo
della mostra.

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visitata l’8 maggio 2010


dal 9 aprile all’otto maggio 2010
Daniele Buetti – The reflexion. The image
is me but I am not the reflexion
a
cura di Gianluca Marziani
Guidi
& Schoen
Vico della Casana, 31/r (centro storico) – 16123 Genova
Orario: da lunedì pomeriggio a sabato ore 10-12.30 e 16-19.30
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0102530557; fax +39 0102474307;
info@guidieschoen.com; www.guidieschoen.com

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