Il nuovo auditorium del “Deposito della Santa” altro non è che la cappella superiore della chiesa di S. Caterina, restaurata e attrezzata come spazio polivalente, per mostre, convegni, concerti dove, a rotazione, verranno anche esposte le opere conservate nel deposito del complesso dei padri Cappuccini. Inaugurato quasi in sordina, il “Deposito” sarà al centro di numerose iniziative culturali che guideranno la città nei giorni del G8, a Genova dal prossimo 22 luglio, e in vista dell’appuntamento, nel 2004, “Genova Capitale Europea della Cultura”. Al singolare “Deposito di S. Caterina” – così chiamato perché un temo conservava i resti della Santa- si accede dall’esterno della chiesa, attraverso uno scalone settecentesco. Sorta sui resti della città romana, la chiesa e il convento dell’Annunziata di Portoria, siti in pieno centro cittadino, si possono considerare “il grande cantiere del Cinquecento” per la presenza delle principali personalità artistiche dell’epoca a cominciare da Luca Cambiaso. Mentre solo nell’Ottocento verrà completata la decorazione parietale dell’intero complesso. Notizia puntuale delle vicende che accompagnano S. Caterina dall’anno della fondazione, il 1488, è fornita dal pieghevole edito dagli stessi frati in collaborazione con il Comune di Genova. Lo studio ricalca e riprende i testi che curò Cassiano da Langasco, rettore del convento fino a pochi anni fa. Oltre al già citato Cambiaso, il percorso comprende tele del Semino, del Lomi, dello Strozzi, con un’ampia panoramica sull’arte ligure del Sei-Settecento. Fra Vittorio Casalino, l’attuale padre guardiano, procederà nel riordino dei depositi, dunque nel restauro delle opere che contano, oltre che una quadreria del XV al XIX secolo, una ricca sezione di apparati liturgici, sopratutto di tessuti antichi.
Raffaella Fontanarossa
A Roma, la mostra Palpita costruisce un ambiente di luce e suono ispirato alle onde gravitazionali, dove interferometria e installazione…
In rapporto alle opere Matteo Fato, Stefano Arienti, Julia Krahn e Danilo Sciorilli prodotte appositamente, il Museo Diocesano di Milano…
L’artista irano-americana Tina Dion porta la pittura figurativa in un territorio fluido e ricco di simboli, dall'identità femminile alla diaspora:…
Le coreografie di Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin entrano in repertorio alla Scala di Milano: un trittico che…
La Galleria Alfonso Artiaco di Napoli presenta due mostre di Robert Barry e Glen Rubsamen: tra i colori del linguaggio…
A New York, una delle sedi della Factory di Andy Warhol ospiterà un nuovo negozio del brand giapponese Uniqlo che,…
Visualizza commenti
E' una recensione essenziale e interessante (ho avuto modo di leggere altri interventi della dottoressa Fontanarossa e li ho trovati sempre puntuali e documentati), per un sito d'arte da scoprire
Mi interesso ai riferimenti manieristici riscontrabili nei principali autori del Rinascimento; nel caso di Luca Cambiaso mi piacerebbe individuare gli elementi stilistici che, attraverso la sua figura, legano le esperienze del Beccafumi a quelle di Zurbaràn - in particolare a ciò che in Zurbaràn vi è di ricollegabile allo sviluppo della Natura Morta. Mi piacerebbe sapere, quindi, se all'interno del "Deposito" sono conservate pale d'altare o scene mitologiche, nelle quali - credo - sono riscontrabili sia un ricorso ma anche un rifiuto di certe leziosità manieristiche o altre tele. Naturalmente immagino che siano le opere mature del Cambiaso (la "Madonna della Candela" e il "Cristo dinanzi a Caifa") ad aver influenzato, forse, Zurbaràn. O forse è importante l'accostamento ad una fase arcaica del Rinascimento lombardo (penso a Bergognone) - con le successive elaborazioni. Mi sembra un grande autore.
Volevo inoltre chiedere - questo non c'entra con il Cambiaso - un eventuale parere a chiunque nel forum avesse letto il libro di Carlo Falciani sul Rosso Fiorentino.
Grazie, molto bello l'articolo.