Altro che caso nazionale, sta diventando planetario! E anche il fatto che la Gran Bretagna sia tornata sui suoi passi, è piuttosto sintomatico.
L’oggetto in questione è ancora lui, Ai Weiwei, che fa più parlare ore rispetto ai giorni della sua carcerazione, nel 2011. Londra, che aveva rifiutato un visto di sei mesi per l’artista, sostituendolo con un “pass” di venti giorni, solo qualche giorno fa, motivando la scelta a causa della mancata dichiarazione della “condanna criminale” dell’artista (completamente avulsa) ha fatto, appunto, dietrofront.
Il ministro degli Interni Theresa May ha analizzato il “caso” e ora ha incaricato i funzionari del ministero a rilasciare un visto semestrale. Con una lettera di scuse per l’inconveniente causato.
Secondo i primi piani del governo, Ai avrebbe potuto assistere alla sua mostra alla Royal Academy, ma sarebbe stato fuori dalla Gran Bretagna nel periodo della visita di stato del presidente cinese Xi Jinping in ottobre. Uno dei motivi scatenanti era proprio questo: essendo Weiwei uno dei più influenti artisti internazionali, dissidente, polemico, e spina nel fianco per le autorità della grande repubblica asiatica.
Dopo aver finalmente ricevuto il suo passaporto la settimana scorsa, la Germania gli ha concesso un visto di ingresso di quattro anni, e attualmente l’artista si trova a Berlino, in visita al figlioletto. Sulla “condanna penale” non dichiarata agli inglesi Weiwei era stato ferreo: mai nessuna accusa o condanna per un reato. E così è, in effetti. Vuoi vedere che la cultura, in quanto politica, supera la politica stessa? (MB)
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Duplice ironia, l'artista che da anni vive di notorietà per la sua opera e per questa sua situazione politica il sistema inglese che vuole il mercato dell'arte più dinamico ma che ora si trova a gestirlo col più grande mercato di scambi con la Cina... chi sceglierà... per ora gioca di sponda...