Categorie: Il fatto

Attaccare, e ritirare la mano

di - 5 Dicembre 2015
Non sanno esattamente dove colpiranno, né quando, né cosa. Ma l’intelligence assicura: la prossima nazione che sarà colpita dai fondamentalisti islamici sarà la Gran Bretagna. La colpa? I raid inglesi sulla Siria, che avrebbero – ma come al solito in questi casi tutto sarebbe da verificare – che avrebbero distrutto un campo petrolifero che sostiene, per il 10 per cento, le entrare dei terroristi.
Che dire? A volte ci sembra di essere stati catapultati sulla carta geografica del risiko, se non fosse per il fatto che qui è in gioco più di una vita vera e, soprattutto, la salute anche “psichica” di un gruppo di Paesi, che non si alimenta né col panico, né con “anticipi di guerre” non previdibili. Ma tant’è, anche questa è strategia.
Così come è strategico plaudire alle azioni inglesi contro quella “minaccia globale” che è l’Isis, “che deve essere sconfitta con una risposta globale” seguendo le parole di Barak Obama, che sembrano più che altro una vera e propria chiamata alla guerra da parte di tutti gli stati alleati, amici o vicini agli Stati Uniti, e che hanno trovato appoggio anche da parte della Russia.
Uniti, insomma, e con grande paura. Perché il gioco della guerra è in fondo un “chi la fa, l’aspetti”. E dunque che devono fare i cittadini inglesi, ora, se non aspettare la propria condanna? E mentre anche Berlino ha detto sì ai raid, spuntano nuove misure di controllo, come ad esempio lo scambio delle informazioni inerenti a voli e passeggeri nel territorio europeo, accordo che coinvolgerà i 28 Paesi dell’unione per archiviazioni segrete, controlli incrociati in cooperazione tra cooperazione tra polizie e intelligence europee. Tutti sotto controllo, sotto scacco, con il dubbio che serva a qualcosa. (MB)

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