Categorie: Il fatto

Barzellette italiane. Al veleno

di - 14 Marzo 2015
Viene da dire “Che Dio ci salvi”, visto che il Papa indice un nuovo Giubileo a partire dall’8 dicembre e immediatamente Roma diventa “città dell’accoglienza”. Magari, con Dio, potrebbe intercedere il Presidente della Cei, Monsignor Angelo Bagnasco, con la sua proverbiale – ironizziamo ovviamente – ampiezza di vedute. Che siamo la Repubblica delle Banane, ahinoi, è stato tante volte dimostrato, ma davvero di questa novella non avremmo proprio bisogno. Di che parliamo? Non tanto del Giubileo, ma dell’inevitabile rientro in politica, alla guida del suo partito, del Cavalier Berlusconi. Una notizia che agli occhi di mezza Italia è una delle più disgustose minestre riscaldate, e che dopo l’assoluzione piena dal Ruby-gate era inevitabile arrivasse nuovamente in tavola, anche se è impossibile credere alle proprie orecchi e ai propri occhi.
Eppure stavolta il futuro trono sembra vacillare: troppo mobili le sabbie della politica, e troppa acqua passata sotto i ponti, con Matteo Salvini che tuona “Berlusconi non è più leader” e anche qualcuno, Monsignor Bagnasco per l’appunto, che si cala magicamente nei panni del pastore e non del politico, anzi di entrambi, e chiede a Mister Silvio di fare un passo indietro, di “fare i conti con il contesto”, arrivando a dare la spalla al Segretario Cei Monsignor Galantino, che ha sottolineato come il dato morale sia diverso dall’assoluzione giudiziaria.
Ovviamente, però, tra i fedeli lacchè del Cavaliere non poteva mancare l’arringa di Gasparri, che ha dichiarato che «Negli anni in cui Berlusconi era al governo la vita e valori fondamentali per la Chiesa erano molto più tutelati di oggi con il governo Renzi».
Ma che meraviglia, davvero! Specialmente nella difesa di un uomo la cui vita pubblica e quella privata hanno sempre cozzato parecchio, e nonostante quel che ribadisca una fetta di aficionados, le due aree per chi riveste un ruolo politico dovrebbero quantomeno essere speculari.
La magistratura, invece, si è quasi scusata per il lavoro svolto: “L’Italia non prenda questa assoluzione come motivo di attacco”. Ma guarda un po’, ritorna la barzelletta: nessuno ha mai votato Berlusconi, e nessuno mai, oggi, avrebbe voluto assolverlo. Amen.
Un’altra freddura che in questi giorni fa davvero freddo per la classe politica italiana e soprattutto per Milano, è Expo. Ieri il Premier Renzi è tornato dopo oltre sei mesi in visita ai cantieri. Sapete che ha detto? «Ce la faremo a finire in tempo, sarà difficile, ma facendo le corse ce la faremo».
Qualcuno forse applaudirà, e griderà alla “brava Italia” che finisce in tempo la sua Esposizione Universale. Noi, come al solito, vogliamo girare la frittata senza dare ricette, ma ponendo questioni: davvero è possibile, ancora, sentir blaterare da tutte le parti che “nonostante tutto” si aprirà in tempo  e dimostreremo ancora quanto l’Italia sappia arrangiarsi? Lo sappiamo già, ed è proprio quel “nonostante tutto” – che ci ha reso forti e determinati – che bisognerebbe avere la forza di strappare dalla storia italiana del prossimo futuro. Intanto, altro fattore che tradisce una cautela non indifferente da parte della politica, è la teoria dei biglietti staccati: fino a qualche settimana fa dovevano essere 20 milioni, secondo le parole dell’Amministratore Giuseppe Sala; ieri Renzi ha annunciato un «Riusciremo a vendere 10 milioni di ticket». Aspettative dimezzate, e così sia. (MB)

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