Categorie: Il fatto

Charlie spacca il mondo

di - 19 Gennaio 2015
Le parole che hanno fatto più rumore, al solito, sono state quelle dei nostri vicini di casa: «Charb, ce l’ho con te», ha dichiarato a gran voce l’ottantenne Henri Roussel, ex collega di Charbonnier, che insieme a lui aveva contribuito alla nascita del Charlie, nel 1970, e che prima ancora era stato tra i redattori di Mata Hari, antesignano dell’Hebdo. Il motivo? L’idea che “Charb” avesse tirato troppo la corda nei confronti di fondamentalisti, assumendosi la responsabilità del massacro. E se nella Francia ancora scossa queste parole sono apparse dure, per la prima volta forse il folle gesto dei fratelli Kouachi sta risuonando come mai si era visto prima d’ora in ogni angolo del pianeta, dal Pakistan all’Iran, fino alla Nigeria. Nello stato del Subcontinente le proteste contro le caricature blasfeme di Maometto sono continuate per giorni e a Lahore, ieri, si sono radunati circa 10mila sostenitori sciiti che hanno manifestato con cartelli che riportavano “Abbasso Charlie Hebdo”, “Morte ai blasfemi” e “I’m not Charlie”.
D’altro canto, invece, Charlie si sta preparando alla vendita delle sue 7 milioni di copie: davvero era impossibile da credere, e forse davvero – di fronte a questi numeri – diventa anche poco credibile si tratti di “feticcio”, nonostante sia un aspetto che non si possa trascurare.
La verità è che la morte della redazione di Hebdo, dei poliziotti, la caccia all’uomo, il clima di terrore in cui l’Europa è sprofondata da dieci giorni a questa parte, stanno mettendo insieme vere e proprie “coalizioni” come non si vedeva da tempo, probabilmente.
Troppo facile parlare di “punti di vista”, così come è inammissibile che in Italia o Francia o in quella che viene definita, da noi stessi, la “civilissima Europa”, migliaia di persone stiano tornando al “Mandiamoli a casa”o “Vogliono ammazzarci tutti”.
Eppure, poi, si scopre – spulciando un po’, perché come abbiamo già ribadito l’Africa non fa notizia – che in Nigeria anche nella giornata di ieri ci sono stati nuovi attentati. Anche Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza Episcopale dello stato africano, ha ribadito «Non siamo vittime di serie B, il mondo si deve mobilitare per la Nigeria così come ha fatto per la Francia. Boko Haram ha alzato il tiro dello scontro, come mai in passato». Già, tutti barricati dentro il proprio credo, se così possiamo definirlo, pronti ad impugnare la spada contro l’infedele, che stia da una parte o dall’altra. C’è chi imbraccia mitra, chi fa vignette. Ma d’ora in poi, in entrambi i casi, tutto si farà con maggiore “astio”, ognuno arroccato e “cattivo”. Ora siamo sicuri, visto che avevamo parecchi dubbi, che anche i disegni possono fare molto male. Ma dove si sarebbe dovuto fermare Charlie, sempre che avesse dovuto arrestarsi? E dove invece non si fermano mai gli jiadisti, di fronte alle loro “guerre sante”? Dov’è nascosto l’umano nelle vesti di chi promuove la pena capitale, sempre e comunque?

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