Categorie: Il fatto

Cultura come dialogo. | Si parla in Italia?

di - 11 Marzo 2017
“Stiamo lavorando perché al G7 di Firenze ci sia una dichiarazione congiunta sui grandi temi di questo tempo, come quelli della cultura come strumento di dialogo, o come quello dell’impegno della comunità internazionale per tutelare il patrimonio dell’umanità dai conflitti e dal terrorismo che lo distrugge, come è successo a Palmira. O come quello del traffico illecito dei beni culturali”. Questo il messaggio di Franceschini, all’Accademia dei Lincei, nel presentare “Cultura e turismo per la crescita del Paese”.
Al G7 insomma niente solo temi come ambiente, energia, sicurezza, ma anche cultura, con l’invito non solo ai Ministri del settore dei Paesi invitati, ma anche un tavolo dedicato al tema, con direttori di musei in rappresentanza delle nazioni partecipanti.
Senza nulla togliere a queste iniziative parecchio istituzionali c’è da dire che spesso in queste sedi il discorso resta un po’ involuto su se stesso, un po’ come era successo in quel famoso appuntamento dell’afoso 30 luglio 2015 all’Expo di Milano: tante chiacchiere tutte improntate alla necessità della tutela dei Beni colpiti dallo Stato Islamico e affini, ma a casa nostra un po’ di vuoto, specialmente “in basso”. Graffiti esclusi, emanazione del contemporaneo secondo il Mibact.
“Vogliamo che l’Italia eserciti un ruolo di leadership. Penso che, con un lavoro comune e tutti insieme, questa leadership potremmo conquistarla e mantenerla”, riporta ancora Franceschini. Va bene essere leader, e va bene essere sorveglianti del tesoro generale, ma se già si fa tanto con gratuità museali, e da oggi anche con la digitalizzazione degli archivi, con i Grandi Progetti per Colosseo o Pompei, solo per citarne un paio, e poi i “borghi”, le “Capitali della Cultura” o le vecchie ferrovie da tutelare, è forse necessario che si continui a operare per bene, e con disponibilità (e chi ha orecchie per intendere intenda, dal Mibact) sul territorio italiano. Senza disperdere energie. Perché solo uno Stato che sa riconoscere e apprezzare i propri tesori senza promulgare l’esterofilia, ma anche senza riempirsi la bocca del “più vasto patrimonio mondiale”, forse può essere leader nell’unione. Altrimenti si tratta solo di propaganda. (MB)

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