Categorie: Il fatto

Cuor di leoni, giustizieri e borghesi

di - 31 Luglio 2015
L’uomo è cacciatore? No, l’uomo è un cretino, come ha “attaccato” la prima notizia circolata sull’uccisione del leone Cecil, nello Zimbabwe, ad opera di un appassionato di caccia americano, il dottor Walter James Palmer.
La berlina mediatica è stata talmente forte che l’attrice e attivista Mia Farrow ha postato addirittura su facebook l’indirizzo dello studio del medico, a Minneapolis, già asserragliato da dozzine di animalisti inferociti sotto casa.
Cecil, bisogna ricordarlo, era esemplare protetto, libero nel parco nazionale di Hwange, e simbolo nazionale dello stato africano; Palmer ha dichiarato di aver agito inconsapevole, credendo fosse legale la caccia in quella zona. Vero, falso, ipocrita, non importa, tanto la menzogna è politica, e funge da verità “parallela”.
Quello che importa, a noi per lo meno, è riflettere su come la natura umana occidentale sia mutata nei confronti di sé stessa, di quegli stessi “animali” (come vengono definiti i personaggi più ambigui e poco raccomandabili, come è stato dipinto Palmer) che dopo azioni brutali sono sottoposti a processi sommari e populisti. Sia chiaro, dalla parte di Palmer non ci stiamo, ma nemmeno di tutti quelli che si sono scandalizzati perché la Farrow, da brava protagonista, ha sputtanato su un social network il recapito del “dottor morte”.
Ma come? Prima volete incarcerare e lasciar morire di fame chi ammazza il leone e poi non avete nemmeno il coraggio di andare a prenderlo a casa? Prima, da ogni parte del mondo si leva la crociata contro il maltrattamento degli animali, la caccia, l’inquinamento, l’ambiente, la crudeltà e chi più ne ha più ne metta, e poi si invoca il diritto alla privacy dell’assassino?
E allora che combattenti siete? Probabilmente della stessa risma di chi usa un fucile per ammazzare un grande felino e quindi per portare a casa un trofeo senza nemmeno sporcarsi le mani, senza nemmeno farsi un graffio, lottando ad armi più che dispari. Se un cacciatore dovesse lottare contro un elefante, un bufalo, un leone o un passerotto come si sarebbe fatto qualche milione di anno fa, allora magari un trofeo sarebbe stato davvero tale, e non un semplice souvenir.
Così come una vendetta non si sarebbe fermata davanti a una serie di leggine che, in questo caso, hanno il sapore del bon-ton. Non è questione di occhio per occhio dente per dente, ma solo che si ha paura di passare dalla parte del torto. Al dentista, invece, che probabilmente sapeva benissimo cosa stava facendo, non gli fregava nulla. E allora ha ragione lui che caccia beato e sbruffone, e si fa beffe di tutti i piagnistei dei “civili” scandalizzati e in preda all’orrore e allo sdegno? Dimostrate il contrario, nel rovesciamento quotidiano di prospettive. (MB)

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