Categorie: Il fatto

Dall’Isis a Star wars

di - 19 Dicembre 2015
Se non fosse perché J.G. Ballard, o Philip K. Dick, e per certi versi anche William Burroughs non ci avessero scritto dei capolavori, bisognerebbe ideare l’iconografia del Presidente. Non è colpa di Obama, ma di quello che si deve raccontare agli Stati più giovani della Terra per rassicurarli, e noi con loro visto che da loro, anche se siamo più vecchi, discendiamo. E già questo dovrebbe dirla lunga sulla nostra posizione.
«Colpiremo l’Isis più duramente che mai, lo sconfiggeremo con la sistematica riduzione delle loro risorse, strappando loro il territorio, togliendo di mezzo i leader e smantellando le infrastrutture. Non avranno alcun posto sicuro», sono state le parole di un infervorato Presidente, in partenza di partire per le Hawaai, come nel più classico film, forse colpito da chi sostiene che la Casa Bianca non abbia fatto abbastanza per tagliare la gola dello Stato Islamico.
Dà un colpo al cerchio e uno alla botte, Obama. Vuole la sicurezza d’America, e rifiuta la paura, si giustifica perché «è difficile individuare gli omicidi di massa», pensando a San Bernardino ma forse anche a quel “futuribile” attacco Isis alle scuole statunitensi, vuole spodestare Assad e cita Guantanamo come location centrale nel reclutamento degli Jihadisti, ma non tanto come teatro del calpestamento dei diritti dell’uomo, mentre plaude ai diritti civili e ai matrimoni omosessuali in tutti gli Usa. C’è bisogno di eroi, ancora, nonostante quello che scrisse Barbara Kruger in una vecchia stampa. E in effetti gli eroi sono serviti, perché Obama chiude con Star Wars, di cui il Presidente doveva seguire la proiezione. E se ne va. Se non vi sembra una storia un po’ schizoide, un po’ distopica, un po’ da Blade Runner, un po’ da Mostra delle atrocità, beh, fateci i conti. Ma soprattutto facciamo i conti con la realtà. (MB)

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