Categorie: Il fatto

Effetto Milano

di - 10 Aprile 2017
Milano è cresciuta, e la prova lampante sono state le ultime due settimane “folli” per chi di arte, prima, e di design, dopo, si occupa. miart ha dimostrato una forza “espansa” sul territorio che mai avevamo visto così potente, tanto che è nata la prima “Art Week” ufficiale; il Salone del Mobile – e anzi il Fuori Salone che vi abbiamo raccontato zona per zona, è stata invece la conferma di quanto la città sia attrattiva e pronta ad occuparsi di se stessa, grazie ai tanti privati e non che ci stanno mettendo non solo i soldi, ma anche la faccia.
I Magazzini Raccordati, sotto la stazione Centrale, una vera bomba che speriamo di veder innescata e ampliata anche il prossimo anno, e anche in altre occasioni; NoLo pronto a sua volta a essere un altro polo “giovane” e splendente; via Tortona che ha ritrovato la sua identità e la grande folla grazie a quei muri maledetti della stazione di Porta Genova tirati giù poche settimane fa. E poi che manca? L’area del vecchio mostro, ovvero EXPO 2015.
L’area che, parliamoci chiaro, è fuori Milano. E che nessuno prende in considerazione proprio per quello: là si va alla fiera, e stop. La vita, poi, è un’altra cosa, e si fa in città.
Eppure pare che nei prossimi dieci anni l’area sarà frequentata da 50mila persone tra studenti e ricercatori e professori dell’Università Statale, personale, pazienti e medici dell’ospedale ortopedico Galeazzi, addetti di altri quartier generali destinati ad aggiungersi nel tempo e così via. Lo dicono i ricercatori dell’European House Ambrosetti, che nell’indagine spiegano che tra investimenti diretti e indiretti il giro d’affari nell’area potrebbe arrivare a sette miliardi di euro con quasi 7mila nuovi posti di lavoro mentre saranno creati gli edifici, e 3mila “quando al posto delle ruspe resteranno i cervelli”.
I progetti di sviluppo di Università Statale, IRCCS Galeazzi e Parco della Scienza, insomma, potrebbero avere un’altra ricaduta fondamentale per Milano, che forse qualcuno potrebbe vedere come “meno effimera” rispetto a tematiche come l’arte e il design: qui si parla, in effetti di scienza. Quel che si potrà fare è tutto da dimostrare, ma intanto si raccoglie una nuova scommessa. Con la speranza di vedere – tra dieci anni – una resurrezione di un posto nato infelice e marginale, ma che forse ha scosso anche il cuore. (MB)

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