Categorie: Il fatto

Fare i conti con la vita

di - 15 Gennaio 2016
Prima c’era la crisi, e ora si dice passata. E allora giunge il momento anche di pensare ad altro, giusto? Delle Unioni Civili e relativi “comma” ne abbiamo parlato ieri, anticipando quella che è stata una giornata turbolentissima sul tema, da parte della politica italiana.
Oggi, invece, c’è un’altra novità che se tutto va bene verrà discussa in parlamento a marzo. Si tratta della proposta di legge sul “Fine Vita”, altro appuntamento che in teoria non è più rimandabile in un Paese civile come dovrebbe essere, in fatto di diritti, l’Italia.
A decidere l’inizio di partita la conferenza dei capigruppo che ha stabilito anche un orientamento di massima per la calendarizzazione dei provvedimenti da discutere nei prossimi due mesi, con il plauso di Radicali italiani e della campagna “Eutanasia legale”.
Anche in questo caso, come per le unioni gay, ci sarà parecchio da combattere. Il problema, però, è sempre lo stesso: il parlamento spesso non tiene conto della realtà dei fatti: l’Italia, in primo luogo, non solo sarebbe pronta per queste benedette unioni tra lo stesso sesso, ma probabilmente anche per discutere sulla scelta di andarsene da questo mondo. Non a caso sono qualcosa come 105mila i cittadini italiani che hanno sottoscritto la proposta di legge depositata in aula già nel 2013.
Di che si tratta? Di quattro punti essenziali: ogni cittadino potrà rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale così come della terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario sarà tenuto a rispettare la volontà del paziente che potrà chiedere l’applicazione dell’eutanasia se si troverà tra i casi previsti dalla legge. A chi piace? Secondo un Rapporto Italia 2014 di Eurispes al 59 per cento degli italiani. Percentuale che sale oltre al 70 per cento quando si parla di testamento biologico. Bisognerebbe, forse, tenerne conto. (MB)

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