Categorie: Il fatto

Folla, finanziamento e arte

di - 17 Luglio 2015
Il crowdfunding è ormai ampiamente utilizzato per finanziare i più disparati progetti, sia che si tratti di sostenere organizzazioni o concretizzare idee. Il fundraising dal basso può essere utile anche per realizzare opere d’arte di grandi dimensioni che richiedono un consistente dispiego di forze economiche. Prendendo al balzo questa considerazione la Royal Academy di Londra ha attivato una raccolta fondi per installare nel suo cortile un’opera di Ai Weiwei, avvalendosi della piattaforma Kickstarter. La somma da raggiungere è 100mila sterline e probabilmente, vista la fama dell’artista, i suoi precedenti e le lotte per la libertà, le persone saranno felici di contribuire a questo progetto (attualmente hanno partecipato 368 utenti che hanno donato quasi 24mila sterline).
Ma cosa succederebbe se l’accademia volesse realizzare un’installazione di un nome meno famoso? Il tema sta impazzando sul Guardian, dove – per non smentire le giuste posizioni – si discute di come il crowdfunding potrebbe rivelarsi rischioso e dimostrare l’altra faccia della medaglia. È giusto sottoporre la creazione di un’opera d’arte ai capricci della gente? Davvero affidarsi alla rete, e dunque ad una “democrazia”, è un buon modo per produrre qualcosa? No. Spesso la folla non è in grado di giudicare oggettivamente, e alcune delle scelte più sbagliate della storia sono state frutto delle scelte delle masse, mentre il miglior mecenatismo del passato è rappresentato da pochi individui dal gusto artistico particolarmente sensibile. La folla non può realmente valutare l’arte, perché non essendo un’unica entità non può guardare un’opera con gli stessi occhi, provando le stesse identiche emozioni. Come è anche giusto che sia, ma è altrettanto vero che quando si parla di arte si discute in qualche modo di possibilità di “eternità” e il furor di popolo difficilmente ci ha mai azzeccato. Voi che ne pensate? (Giulia Testa)

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