Categorie: Il fatto

Gestione sociale, globale

di - 2 Febbraio 2016
Mark Zuckerberg ci aveva visto lungo, e lo sappiamo. Ma stavolta i numeri hanno confermato che il suo colosso fatto di intrecci di identità, apparenze, pubblicità mirata, è il re incontrastato di quelli che hanno deciso di metterci la faccia senza inibizioni.
E mentre noi aggiungiamo like e cerchiamo fan, il vecchio nerd Mark ha raddoppiato l’utile e i ricavi sono saliti del 52 per cento, a 5,84 miliardi di dollari nel 2015.
E se oggi i titoli sono a Wall Street, sarebbe piuttosto importante – per tutti – tentare di riflettere che i nostri dati, le nostre immagini, la nostra identità vera o presunta, è letteralmente in mano a una holding.
Facebook ha, infatti, acquisito Instagram, WhatsApp e di mettere i bastoni tra le ruote a Twitter, collegando qualcosa come un miliardo e mezzo di amici virtuali, più i 400 milioni di Instagram e i 900 milioni di utilizzatori di Whatsapp.
C’è insomma qualcosa, anche da queste parti, che ci racconta come l’unica “soluzione” di collegamento sia gestita in maniera massiva da un unico “Grande Fratello” che gestisce pagine, profili e che, soprattutto, spia tra i nostri numeri di telefono, fino ai nostri gusti commerciali, musicali, cinematografici, sessuali e chi più ne ha più ne metta. E ora l’armata di Facebook va verso Snapchat, ritrovo virtuale amato dagli adolescenti perché permette di scambiarsi testi e immagini senza lasciare tracce: qui si parla solo di 300 milioni di utenti attivi e un’offerta di 3 miliardi di dollari. Anche qui, i conti tornano: Snapchat macina 400 milioni di immagini caricate, facebook solo 350. Uniamo le forze della rete globale? E cerchiamo di togliere qualcosa all’imperatore delle nostre esistenze “iconiche”? (MB)

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