Categorie: Il fatto

Grecia, sì o no?

di - 4 Luglio 2015
Tsipras, il Premier greco, ha dichiarato di non essere un uomo per tutte le stagioni, e che se al referendum di domenica vincerà il Si (ovvero la volontà di proseguire con le proposte dei creditori, per evitare di uscire dalla zona euro), si dimetterà. Se vincerà il no, ha sottolineato il politico, la Grecia avrà il coltello dalla parte del manico lo stesso, anzi, potrà dimostrare – in parole povere – di avere un più ampio potere contrattuale.
Che vinca il sì, o che vinca il no, è indubbio che un’uscita dall’euro e un “affondo” della Grecia sarebbe una sconfitta generale per l’Europa, e allo stesso tempo un’inutile dimostrazione di potere che non gioverebbe per nulla – per esempio – alla Germania. Che invece ha tutto l’interesse di continuare a tenere in scacco il Paese “cattivo” del Mediterraneo, che anche in queste ultime ore, attraverso il suo Primo Ministro, ostenta una buona dose di sicurezza, nonostante l’annuncio dei conti in rosso delle banche.
È un po’ come se si stesse giocando a uno strano risiko, dove in fondo nulla è espugnabile senza conseguenze per chiunque. Lo si sapeva perfettamente, all’epoca della Dracma. Oggi anche sulla Grecia, e in Grecia, si gioca alla smentita o alla bacchettata, con il Presidente dell’Eurogruppo Joroen Dijsselbloem che tira un cazziatone al ministro greco delle Finanza, Yanis Varoufakis, altra figura che con la vittoria del sì ha promesso di lavarsi di mezzo, che a una radio irlandese rassicura che vi è già un accordo è in vista, anche con la vittoria del no e che in tutti i casi la Grecia resterà nell’euro.
Austerity o meno, con buona pace di chi sta scoprendo l’acqua calda, ovvero che in epoca di crisi e di diminuzione del lavoro e dei capitali aumentano sindromi depressivi e suicidi. Questo, i greci, non l’avevano pensato forse e ora, all’Europa, frega poco. Finché c’è l’euro! (MB)

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