Categorie: Il fatto

Grexit no, ma quasi?

di - 14 Luglio 2015
C’è chi voleva imporre misure drastiche, come Germania e Finlandia. C’è chi ha gridato al colpo di stato, e c’è un lungimirante osservatore – il Guardian inglese – che ha scritto che il Premier greco Tsipras è stato sottoposto a metaforicamente alla pratica del waterboarding, la tortura della simulazione dell’affogamento praticata a Guantanamo, al quale sarebbe stato intimato di fare le riforme o di rassegnarsi a vedere il suo Paese fuori dall’euro e le sue banche collassare.
Come andrà a finire non si sa, e il Fatto Quotidiano si chiede se a pagare di tanta asprezza non sarà proprio la Germania, sul lungo periodo, Paese che certo si è più volte risollevato, diventando in diverse occasioni “padrone d’Europa”, ma che stavolta non ha dimostrato comprensione per il più debole, e forse pasticcione, certo. Altra voce, altro “regalo”, quella del Nobel per l’Economia Paul Krugman, che sul New York Times ha scritto che il piano europeo per la Grecia è “vendetta pura, completa distruzione della sovranità nazionale e nessuna speranza di sollievo”.
Ora sul piatto ci sono, in tutti i casi, 86 miliardi, per cercare di sanare un buco di oltre 300, ma il rovescio della medaglia è un fondo dove dovranno arrivare altri 52 miliardi di asset greci, per ricapitalizzare banche e abbattere il debito. In cambio, ancora, la Grecia dovrà impegnarsi in pochi giorni a fare le riforme sull’aumento dell’IVA e sulle pensioni (abbattendo le baby e tagliando le altre). E mentre chi esulta perché la Grecia resta in Europa, ci sarà da vedere cosa e come faranno i cittadini per far fronte ad una nuova ondata di “rincari” sull’economia sul filo del baratro. La storia della grande madre potrebbe rivelarsi, semplicemente, quella di un grande tradimento. Da ambo le parti, prima e dopo. Con il risultato che la posta in gioco si alzerà sicuramente di più, e il nodo scorsoio stringerà di nuovo. E poi? (MB)

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