Categorie: Il fatto

Il grande no

di - 6 Luglio 2015
Chi si aspettava un testa a testa, nel referendum greco, è rimasto un po’ deluso. La vittoria schiacciante di Tsipras, e del suo “No”, apre un nuovo scenario dove per la prima volta, grazie a una votazione, è il popolo a dire la propria nei confronti dell’Unione Europea, dei creditori, della BCE. Scalmanati, indisciplinati e “integralisti” greci? Secondo la Germania, che domani si incontrerà con la Francia (nelle figure dei Premier Merkel e Hollande) per cercare di capire che misure prendere, sì.
“Il popolo greco ha dimostrato che non può essere ricattato, non può essere terrorizzato, né minacciato. La democrazia ha vinto”, ha invece postato su Twitter il ministro della Difesa e presidente dei Greci Indipendenti, che formano la maggioranza con Syriza, Panos Kammenos. Ed è proprio questo il punto: che cosa accadrà ora al popolo greco? Si taglierà il debito del 30 per cento? Si otterrà qualche anno (venti per l’esattezza) di “grazia”, come richiesto dal Premier? Semplicemente, ancora, non lo sappiamo, come ricordato anche dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di “scenari inediti”.
A dire no, e questa la dice lunga sulla percezione e sull’idea di cambiamento, sono stati il 67 per cento dei giovani aventi diritto al voto, dai 18 ai 34 anni, forse i più colpiti dalla crisi del Paese, insieme agli anziani in difficoltà. Oltre al problema politico, insomma, resta il quesito etico, sempre più forte: si può “forzare” un’intera nazione a pagare un debito che il popolo non ha commesso? E chi può permettersi di strozzarla, in un’epoca in cui si predica una sorta di diritto all’uguaglianza che, invece, viene continuamente tradito? “Nessuna rottura con l’Europa”, ha riportato Tsipras, che del pro-euro aveva fatto lo stemma della sua campagna elettorale, incalzato dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che agli exit pool ha dichiarato:  «Da domani l’Europa inizia a guarire le sue ferite, le nostre ferite. Volevano umiliarci, volevano colpirci per la nostra resistenza», ha aggiunto, dopo cinque mesi di trattative chiuse. Ora, qualcosa, dovrà muoversi. E nel verso giusto. (MB)

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