Categorie: Il fatto

Imparare a difendersi |

di - 14 Febbraio 2017
Magari il giovane ligure, prima di buttarsi dalla finestra per 10 grammi di hashish, l’ha pensato. Magari ha pensato all’onta di malelingue, di commenti negativi, di “problemi” che la piccolissima dose di fumo gli avrebbe creato anche sui social network. Anche questo, in fondo, potrebbe essere l’altro rovescio di una medaglia generazionale cresciuta – appunto – a like e cuoricini e condivisioni e che, sui social network, ha sperimentato il bello e il cattivo tempo.
E contro questo “cattivo”, contro il dilagare della violenza, si è schierata Laura Boldrini, la Presidente della Camera italiana che ha indirizzato una missiva a Mark Zuckerberg, specificando che l’odio non nasce dai social, ma che in essi ha una eco più vasta e potenzialmente universale.
Di ancora più potenzialmente universale ci potrebbe essere l’intelligenza umana, ma visto che più volte l’umano ha dimostrato di non possederla beh, allora forse la lettera della Boldrini non è poi così stupida, come in diversi hanno scritto.
Però allora che fare? Mettere filtri? Mettere gli stessi controlli e censure che dovrebbero riservarsi alle fake news? Riordinare la possibilità di inserire commenti? Moderare? Un lavoro enorme, che snaturerebbe anche quello è il social numero uno: il suo essere “piazza” e dunque affollata di gentiluomini e anche di una serie infinita di cretini, di violenti, di “perversi” vari ed eventuali che nella libertà della rete hanno costruito pagine, gruppi, condivisioni e chi più ne ha più ne metta.
La Boldrini si è schierata contro queste pagine, che appunto inneggiano al sessismo, alla violenza, all’apologia di fascismo, e ha accusato Facebook di scarsa collaborazione anche nell’arginare le fake news. Ma come ha osservato anche Marco Borraccino, Consulente Media Relations dalle pagine de Il Fatto, “L’impressione è che il presidente della Camera stia concentrando preoccupazioni pur legittime sull’obiettivo sbagliato: la piattaforma, al posto della persona”.
Già, perché oggi oltre alla vecchia (e sempre fuori moda nella scuola italiana) educazione civica, andrebbe insegnata anche l’educazione del web.
E non dovrebbe essere, badiamo bene, rivolta a quello che si sceglie di seguire o non seguire, e non dipendere da governi e politiche e affini: dovrebbe essere rivolta a ridimensionare quello che sui social network accade, anzi, appare. E forse anche l’essere civili nella vita “normale” tornerebbe un po’ in voga. (MB)

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