Categorie: Il fatto

Informazione copia-incolla?

di - 28 Luglio 2015
I social network, o meglio, quello che vi scriviamo, sono fatti privati? No. E in quanto pubbliche esternazioni, godono della possibilità di “condivisioni”. Ma non di plagio. L’ultima lezione arriva con l’esperienza di Olga Lexell, professione “barzellettiera” di Los Angeles, che ha visto scippate le sue freddure (in 140 caratteri) su twitter, ripostate spesso da account fake come pillole di umorismo “anonime”.
Un danno d’immagine, e un diritto non rispettato, quello dell’autrice, che Twitter gli ha riconosciuto, cancellando alcuni cinguettii presi e ripubblicati senza citare la fonte e, manco a dirlo, senza usare il famoso “retweet”.
E allora? E allora si apre di nuovo una frattura su quello che è la patria potestà dell’opera e del suo “appropriazionismo”, corrente talmente in voga che Richard Prince ci ha fatto affari d’oro, non in ultimo con la bella serie di fotografie rubate su Instagram, anche se qui gli autori sono tutti in bella mostra (anche se un po’ arrabbiati, visto che manca il consenso). Ma quale consenso, però, se accettando l’uso del social media si accetta di spiattellare la propria vita sulla rete, con annessi e connessi?
Ma per i testi, per la proprietà letteraria, sarebbe dunque diverso che per un’immagine? Può la parola scritta avere un valore maggiore e il bisogno di una maggiore garanzia rispetto a un’icona? E le notizie, sono di chi le scrive o di chi le fa proprie? Anche stavolta le carte sembrano confuse, e la possibilità di “segnalare”, cancellare o rivedere un post non fuga i dubbi sulle verità d’autore: nel palcoscenico globale non ci si stupisca se un concetto, creato da un individuo specifico, diviene ad appannaggio mondiale, senza note per gli autori: è la legge dei grandi numeri, bellezza! (MB)

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