Categorie: Il fatto

Italiano medio, guardati!

di - 30 Gennaio 2015
E sapete perché non è morto il Neorealismo? Perché più che mai la nostra è un’epoca che quotidianamente si veste di grottesco. Prendiamo qualche notizia di oggi: gli stipendi degli italiani sono aumentati, in percentuale, di poco più di un punto rispetto alle corrispettive cifre del 1982. La disoccupazione pare sia galoppante, e poi a tempi alterni la Confindustria emette note stampa in cui annuncia la ripresa. L’uno per cento della popolazione mondiale nel 2016 sarà più ricca del restante 99, e l’ago della bilancia si è spostato su indici impossibili da raggiungere, quando si parla di benessere. Che c’entra questo con l’attore Maccio Capatonda? C’entra, perché il suo Marcello Macchia, l’italiano medio appunto, è l’abitante “comune” di un Paese che ogni tanto sembra andare a rotoli e che poi, in realtà, non pare mai capitolare. Forse perché la testa è stata già tagliata, lasciando spazio a quel “pensiero debole” che – ci perdoni il filosofo – prendiamo in prestito da Gianni Vattimo.
Perché, certo, abbiamo buone intuizioni, voglia di fare, di reagire. Ma abbiamo anche la pizza, la mamma, la cena di Natale, l’aperitivo con gli amici, lo shopping e le vacanze.
E visto che il futuro è incerto sempre di più ci si rifugia nelle certezze piccole piccole (si, un po’ borghesi), con l’inaugurazione del cazzeggio sfrenato. Quello dei selfie, quello dell’opinionismo politico da bar sport (che per carità, c’è sempre stato, ma che oggi è amplificato dall’arena dei social), quello del disimpegno, quello della partita di pallone tutti i giorni su Sky, e l’Italia – forse come nessun’altro luogo in Europa – ha visto formarsi delle vere e proprie “macchie” che in alcuni casi sono diventate anche celebri, pure alle forze dell’ordine e non solo alla televisione, come Fabrizio Corona.
Su questo terreno Maccio Capatonda, abruzzese classe 1978, ha lavorato. Costruendo un nuovo modo di ridere e far ridere, circondandosi di amici e attori non professionisti e confezionando serie e personaggi bizzarri che da oggi sono contenuti in 90 minuti di film. Potrebbe rivelarsi un’operazione suicida, come lo è stata lo scorso Natale per altri due “cazzari” come Biggio e Mandelli, alias I soliti idioti, che al botteghino non hanno fruttato come invece hanno fatto i loro sketch su Mtv (emittente che ha avuto il pregio di aver sdoganato anche produzioni italiane decisamente leggere, ma intelligenti) al contrario di fiction su preti, suore, carabinieri e crocerossine di stampo buonista che anziché rendersi “catartiche” della situazione del Paese, come la vera comicità è in grado di fare, paiono lavorare su un senso di civiltà denso di sentimenti da casalinga di Voghera.
In Marcello Macchia tutto questo è assolutamente bandito: si urla, ci si incazza, si dicono parolacce, ci sono dozzine di incompetenti, si ride – per fortuna o purtroppo – di quella quotidianità vicina ai vecchi romanzi di Stefano Benni.
Ma com’è, insomma, questo Italiano Medio? Secondo Capatonda è sempre un po’ perdente. Dice il regista che ama raccontare i disgraziati, che “rendono di più”. Il problema è che anche i non-disgraziati, in qualche modo lo sono. Lo abbiamo visto con La Grande Bellezza di Sorrentino, lo vediamo continuamente nelle nostre esperienze. E ce n’è anche per la politica: Matteo Renzi? Secondo l’attore è l’italiano medio. Quello che in questo momento incarna di più i desideri degli italiani. Un po’ come Grillo, sull’altro versante, un po’ come è stato Silvio Berlusconi. E non è forse un caso che, da bravo medio, anche il nostro Premier abbia partecipato in giovane età al programma di Mike Bongiorno “La ruota della fortuna”. Emblema di un’italianità televisiva e condivisa, espansa, bilaterale. Così come oggi sono senza politica selfie e pagine facebook, affollate di pensieri profondi come pozzanghere e filosofie del qualunquismo. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra! O si faccia due risate, amare, che possano servire anche come barlume per essere un po’ meno medi della media, come Maccio ci insegna con il suo lavoro e le sue maschere.

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