Categorie: Il fatto

L’arte, stupefacente, del contrabbando

di - 11 Gennaio 2016
Sean Penn non è forse un eroe, ma è sicuramente un regista e un attore coraggioso. “El Chapo” Guzman non è un santo, ma il numero uno del commercio della droga in Messico. Un criminale, probabilmente. E forse, come tutti i malviventi “di classe”, consapevole del valore della sua vita, delle sue avventure, delle sue conoscenze, delle peripezie che hanno segnato una “carriera” nell’illegalità. Questa convinzione l’ha spinto a progettare un film autobiografico, contattando attori e produttori e accentando, dunque, di essere intervistato da Penn durante la sua latitanza.
Che cosa ci insegna questa storia? Prima di tutto che le strade del denaro aprono qualsiasi porta e portone, e Hollywood non è lontano dal Messico, per usare una metafora; secondo che, solo i folli – e l’arte – possono creare documenti che mai e poi mai il giornalismo d’inchiesta, la polizia, l’agiografia e indagini di questo e quell’altro tipo potranno mettere insieme.
Sean Penn, oggi indagato per questo incontro clandestino, nel suo essere forse furbo, forse cinico e spietato, ha avuto il coraggio di avvicinarsi alla Sfinge, di interloquire con essa, di restituirci un affresco sociale, storico: una fetta imprescindibile di quello che è il Messico contemporaneo, con uno dei suoi Re.
Certo, stiamo romanzando, come un romanzo appare tutta questa storia, dove il tramite tra il regista e il boss è stata la “pupa”, l’attrice Kate Del  Castillo. E la Dea, l’agenzia americana antidroga, che pare fosse al corrente di questo progetto, è stata gabbata con un espediente degno dei più triti polizieschi: Penn ha raggiunto il centro America nascosto nel bagagliaio dell’auto di un amico.
Ma che vi possiamo raccontare di più? «Sono quello che vende più eroina, metamfetamine, cocaina e marijuana al mondo»; «Ho una flotta di sottomarini, aerei, camion e barche»; «Non attacco mai briga per primo», leggerete su Rolling Stones. Forse con il cuore in gola, forse con la rabbia di chi avrebbe voluto una “vita spericolata” e invece si è ritrovato a fare il secondino, forse consapevoli che – lo ribadiamo – solo l’arte (la settima) e la scrittura, e un personaggio del carisma e della carica di Penn potevano fare quello che hanno fatto: sette ore di intervista, lo scorso 2 ottobre, in una zona della giungla nello stato messicano di Durango. Mangiando, bevendo e parlando. Come due artisti al bar. (MB)

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