Categorie: Il fatto

Lavoro, per i diritti |

di - 31 Gennaio 2017
Che vi piaccia o no il caffè di Starbucks, l’iniziativa della holding “contro” la politica di Trump è lodevole: assunzione di 10mila rifugiati. Dove li metteranno a lavorare? Questo ancora non si sa, forse si apriranno nuovi punti vendita, capitalizzando ulteriormente (nell’arco di 5 anni) il commercio nei 75 Paesi del mondo dove Starbucks ha le sue sedi. Anche questo sarebbe un modo di rendere l’America grande di nuovo, seguendo il vecchio stile.
“Abbiamo una lunga storia nell’assunzione di persone che cercano opportunità e una via per una nuova vita nel mondo e raddoppiamo il nostro impegno lavorando per accogliere e cercare opportunità per coloro che fuggono da guerra, violenza, persecuzione e discriminazione”, ha scritto in una lettera il Ceo Howard Schultz.
Poi c’è Google, che crea un fondo di 4 milioni per migranti e rifugiati: 2 milioni stanziati dalla società e altrettanti donati dagli impiegati. Il denaro andrà a 4 organizzazioni per gli espatriati.
Ford prende le distanze dal presidente e rimarca: “Il rispetto per tutte le persone è un valore chiave per Ford Motor. Non sosteniamo questa o qualunque altra politica che va contro i nostri valori in quanto azienda”. E l’azienda, in una mossa di “fiducia” a Trump, aveva rinunciato ad espandersi in Messico investendo 700 milioni di dollari negli Stati Uniti. Chissà se ad oggi la scelta – a loro – sembra azzeccata. La morale della storia? Che forse mai, nella storia della società americana, si è mai presa una posizione così forte a favore delle “minoranze”. E mai così contro un Presidente. E ancora, di questo, bisognerà tenerne conto. Specialmente perché Ford, Starbucks e Google, giusto per dire tre colossi, hanno fatto l’America “grande”. E allora, Mister President? (MB)

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