Categorie: Il fatto

Milano mia non ti conosco

di - 31 Gennaio 2015
Stefano Boeri, architetto pluripremiato – in ultimo con il suo “Bosco Verticale”, che ha vinto lo scorso anno l’Highrise Award – non è uno che le manda a dire. Non era stato in silenzio quando un anno e mezzo fa si ruppero i rapporti con il sindaco Pisapia, che lo sostituì con il più “mansueto” Filippo Del Corno che, diciamolo, come Assessore si è rivelato decisamente all’altezza. Come uomo “creativo” forse meno, ma in politica l’estro non pare contare più di tanto. Conta invece, secondo il Boeri-pensiero, per una città come Milano, ai ferri corti con il suo lato d’avanguardia.
Davvero? Proprio nei mesi più caldi della metropoli che si avvicina al traguardo di Expo c’è da rimproverare alla città una mancanza di prospettiva sulla sua “reinvenzione”? Probabile. Boeri lo spiega a chiare lettere a Repubblica.
«In questi ultimi anni si è fatto molto sul piano della generosità e della solidarietà, ma poco su quello della sperimentazione, della creatività, del coraggio: ma se i due piani non viaggiano assieme, Milano non decolla». Colpa di una politica miope, che vede opportunità importanti (come il diventare “città metropolitana”) come una spina nel fianco, alterazione di equilibri burocratici (e anche di poltrone) sedimentate nel tempo. Una città che non ha voglia di rifare la rivoluzione, «Eppure questa è la città che ha trasformato uno spazio occupato nel Piccolo teatro, Milano non doveva mai aspettare che fosse Roma a decidere per lei», attacca l’ex Assessore.
Che solleva forse la questione più importante: che cosa ne sarà della metropoli post-Expo? Solo l’altro ieri è arrivata la notizia che tutto il complesso che ospiterà l’Esposizione Universale anziché essere smantellato, dovrebbe essere venduto.
Ottima e perseguibile idea, anche perché altrimenti a cosa sarà servito tutto questo dispendio di denaro per un sito temporaneo? Eppure è difficile guardare lontano, secondo Boeri. E c’è bisogno di un cambio di rotta con progetti forti, concreti. Che insomma non permettano a Milano di trasformarsi, come già da più parti si denuncia, nel fantasma di sé stessa.
La città capitale economica d’Italia, quella dall’architettura in movimento, della moda, del design, dei festival e, perché no, dell’arte contemporanea, rischia di affossare nella vanagloria, rimembrando il passato e costruendo poco sul presente: siti temporanei, appunto, per usare una figura in voga. Un po’ come i vari temporary shop che nelle vie del centro hanno sostituito negozi storici e non solo, per un’offerta di merci a basso costo. Che soddisfano in epoca di crisi, a breve termine, aumentando una sorta di “dispersione di capitale”, sempre metaforicamente parlando.
Quel che è certo è che la nascita di nuove fondazioni, Armani per esempio, il Museo delle Culture, la rinnovata Prada, il bell’Unicredit Pavillion e anche nuove iniziative come Bookcity e Pianocity, forse cambieranno un poco lo skyline della cultura milanese nel prossimo futuro. Ma Boeri non ha torto: serve coraggio, servono incentivi. Serve che tutto questo non diventi parte di una sagretta regionale, come denunciava il quotidiano “La Sicilia” sulla situazione della cultura nell’isola, in un fatto su cui abbiamo riflettuto qualche giorno fa. Finita la festa di Expo che, come abbiamo scritto anche su Exibart.onpaper 89, per molti versi sembra si stia facendo “in famiglia”, c’è bisogno di tenere alto il morale degli invitati. Altrimenti tutti a casa, di nuovo. E adda’ venì la possibilità di un nuovo Expo, con tutta la ricchezza – non solo monetaria – che si potrebbe (condizionale d’obbligo) raccogliere per lo sviluppo di una città.

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