Categorie: Il fatto

Panem et circenses

di - 30 Giugno 2015
Nemmeno una settimana fa i diritti. Oggi il dovere, per il condannato a morte, di soffrire. Torniamo negli Stati Uniti, dopo la nostra riflessione sulla pena di morte attribuita al fratello attentatore sopravvissuto della maratona di Boston. La Corte Suprema oggi, con cinque pareri favorevoli e quattro contrari la Corte Suprema ha smantellato il ricorso di tre condannati a morte, che tramite i legali hanno attaccato l’utilizzo del sedativo Midazolam, non efficace abbastanza da evitare una lunga e dolorosa agonia e salito alla ribalta delle cronache con il caso di Clayton Lockett, “giustiziato” in Oklahoma e che ha impiegato 43 minuti per morire dopo l’inizio della procedura, in preda al dolore. Roba da Il miglio verde, che quasi fa tornare in mente, se proprio di morte si dovesse trattare, di tornare al colpo secco della ghigliottina, utilizzata per l’ultima volta a Marsiglia nel 1977 (già, non sono passati secoli, anzi).
Il problema, ancora una volta, è questo: siamo sicuri, come hanno chiesto due giudici favorevoli all’abolizione della pena capitale, che non sia proprio la pena di morte a violare l’ottavo emendamento della Costituzione. In effetti gli estremi ci sono, e ci sono da quando la morte come condanna è stata reintrodotta negli States nel 1976, dopo essere stata sospesa per nove anni perché giudicata crudele e inusitata (pensate un po’). Soprattutto perché l’ottavo emendamento vieta espressamente di imporre cauzioni esorbitanti e ammende eccessive, e di fare ricorso a pene crudeli e inusitate. Niente impiccagioni, niente fucilazioni, niente sedie elettriche, ma qualcosa di terribile resta. Quasi fosse una sorta di monito per chi resta ad osservare, per chi si contrae nel disgusto e per chi, invece, non pago dell’odio, pensa che il contrappasso sia la legge giusta da applicare. Il male sbranato dal suo stesso male; gli schiavi senza valore mangiati dai leoni: panem et circenses al gusto di sangue.
Dopo la legge giusta, insomma, per gli USA di Obama si continua a profilare una legge sbagliata, o quantomeno che suscita perplessità a non finire, insieme a un’altra decisione della Corte Suprema che, sempre ieri, ha frenato una delle iniziative più ambiziose del Governo sul piano ambientale, revocando un intervento dell’agenzia per la protezione ambientale americana che aveva ordinato la riduzione delle emissioni di mercurio e gas acidi degli impianti energetici alimentati a carbone. Ancora una volta sembra mancare metodo, specialmente dove a vincere è la politica. Chissà se con il futuro presidente, o sarebbe meglio dire “la” presidente, vi sarà una nuova ondata di sensibilizzazione al problema: quello che, evidentemente, “Obamacare” non ha scalfito. (MB)

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